I dolci simbolici della Pasqua in Sicilia


La Pasqua è uno dei momenti cruciali per la dolciaria tradizionale siciliana, legata alle manifestazioni e alle tappe del ciclo astronomico dell’anno e della vita.

I dolci, in origine, furono solo pani particolari confezionati in determinate ricorrenze per scopi cerimoniali. Essi sono in rapporto con il ciclo liturgico in cui sono collocati. La consumazione è un gesto di devozione, come rituali sono l’accurata modalità e il contesto della preparazione.

La grande varietà morfologica dei dolci siciliani, la loro ricchezza figurativa, la pregnanza simbolica si spiega con una tradizione lontanissima che affonda nella preistoria le sue origini. Essa risulta da un intreccio sincretistico di tradizione pagana e rivoluzione cristiana. E’ patrimonio magico-rituale di una società agro-pastorale e di sconvolgimenti socio-politici di vasta portata.

Si tratta di una tradizione lontana, “occulta” e dimenticata. Possiamo scorgervi due caratteristiche che a volte prevalgono alternativamente, a volte si intrecciano: una magico-rituale, l’altra realistico-profana.

La celebrazione della Pasqua cristiana, fissata dal Concilio di Nicea nel 325, la prima domenica successiva all’equinozio di primavera, coincise con la celebrazione delle feste per la morte e resurrezione del dio frigio della vegetazione, Attis. La festa cristiana assorbì numerosi riti pagani, come ci testimoniano i dolci nel loro simbolismo.

Le uova, la colomba e l’agnello

Le uova, la colomba e l’agnello simboleggiano nei dolci il rituale pasquale. L’immagine dell’uovo, antico simbolo per eccellenza di fecondità, viene ripresa e valorizzata dal Cristianesimo. Nella colomba non è difficile scorgere l’uccello foriero della primavera caro a Venere. E nell’ Agnus Dei è evidente la cristianizzazione di riti pastorali pre-mosaici della civiltà israelita.

Dipinte, intagliate, sode, di cioccolata, in ceramica o metalli preziosi, oggi le più diffuse sono quelle di cioccolata. Ma le uova da sempre vengono donate in segno di buon augurio; le più famose sono quelle di Fabergé, il maestro orafo dello zar Alessandro.

Ma prima ancora di essere assorbite dall’iconografia cristiana, nell’immaginario collettivo le uova hanno sempre rivestito un ruolo esclusivo: quello di simbolo della vita, della fertilità, del mistero, della sacralità.

Secondo alcune credenze pagane, il Cielo e la Terra erano considerate le due metà dello stesso uovo; i greci, i persiani e i cinesi le offrivano come dono per le feste primaverili; gli egiziani le decoravano per scambiarle durante l’equinozio di primavera all’inizio del nuovo anno.

Immagine di fertilità per eccellenza, nel corso dei tempi le uova sono state interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male. Oppure portate in grembo dalle donne in stato di gravidanza per svelare il sesso del nascituro. Con il Cristianesimo, divennero la metafora della resurrezione del figlio di Dio. Ma l’uso di regalare le uova è antichissimo, come la tradizione della loro decorazione.

Il divieto di consumare carne e uova durante la Quaresima era rigidamente seguito, così le uova accumulate venivano impreziosite e regalate per Pasqua. In varie località siciliane si confezionano dei panetti a forma di cestini, delle borsette di pasta forte, cavallucci, porcospini con l’uovo dentro.

Pasta infurnata ccu l’ova

A Castelvetrano, i cestini di pasta infornata con dentro uova colorate hanno il nome di campanari. Le denominazioni sono, infatti, le più svariate: puddicini ccu l’ova (pulcini con le uova), vaccaredda ccu l’ova (lumachine con le uova), e non sempre corrispondono alla morfologia.

Ad Augusta l’aceddu ccu l’ova ha la forma di un cuore o di un cestino, e i pupi ccu l’ova non sempre hanno la forma della pupattola. I dolci pasquali comprendono una più vasta gamma e non sempre le uova sono di gallina: a cuddura i Pasqua messinese, per esempio, è una ciambella di mandorla su cui poggiano uova di pasta reale con in cima una stella di carta stagnola o una colombina di zucchero.

Aceddu ccù l’ova | I dolci simbolici della Pasqua in Sicilia | Cosenostrenews.it

Di tradizione catanese è a cuddura ccu l’ova o aceddu ccu l’ova: un uccello ricavato da sfoglie di pasta su cui si praticano ad arte delle incisioni per ricavarne appunto la forma. Contenente un uovo sodo intero e decorato con treccine a mo’ di coda di uccello, viene spolverato con i diavolicchi (diavoletti), non più grandi di una capocchia di spillo, e cotto a forno ben caldo.

Le colombine pasquali, i palummeddi, sono confezionate diversamente nelle diverse località dell’isola.

I dolci simbolici della Pasqua in Sicilia: le vetrine degli Agnelli Pasquali

Le vetrine dei pasticceri per Pasqua diventano opimi e verdi prati. Qui pascolano maestosi e inghirlandati agnelli di pasta reale, sdraiati, svettanti una rossa bandierina, l’orifiamma che tiene in mano Cristo Risorto.

Ma il più trionfale dolce della Pasqua è la leggendaria cassata. Ormai uscito dalla originaria ritualità, è divenuto il dolce classico siciliano in Italia e all’estero. Confezionato in ogni occasione, è vanto delle più alte scuole pasticcere.

I dolci simbolici della Pasqua in Sicilia: La cassata

Cassata siciliana | I dolci simbolici della Pasqua in Sicilia | Cosenostrenews.it

Secondo quanto riferisce Pitrè, il Sinodo diocesano di Mazara del Vallo nel 1575 fu costretto a proibirne la fabbricazione perché distraeva le monache dalle pratiche pie della settimana santa. L’Amari, nella sua Storia dei Musulmani in Sicilia, la dice portata dagli Arabi (il nome deriverebbe da quasat, grande scodella rotonda). Quegli stessi che diedero un’impronta decisiva alla pasticceria isolana, con l’uso di: chiodi di garofano; cannella e zucchero raffinato. Coloro che fecero conoscere lo sciarbȃt (il sorbetto), una bevanda di neve profumata di essenze di agrumi e frutta varia, droghe e fiori.

L’origine da caseata, torta di cacio, è autorevolmente attestata. Pitrè scrive che “è tale la celebrità di questo dolce che da tempi molto lontani dai nostri esso diede il nome alla stessa domenica di Resurrezione, la quale ebbe il titolo di Pasqua di li cassati”.

Tra i più celebri detti diffusi in tutta l’isola ricordiamo: Tintu cu nun mancia cassati la matina di Pasqua! (Disgraziato chi non mangia cassate la mattina di Pasqua!).
E ora, in questa forzata reclusione, forse preparare e consumare questi dolci simbolici della Pasqua in Sicilia è l’unico modo di continuare a sentirci parte di una tradizione che può ancora indicarci una strada per la “resurrezione”.

Marinella Fiume http://www.cosenostrenews.it

Marinella Fiume, nata a Noto (SR), laureata in Lettere classiche presso l’Università di Catania, è dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana; già docente di Lettere nei Licei, ha collaborato per un decennio in qualità di Supervisore con la “Scuola universitaria di specializzazione per l’insegnamento nelle Superiori” dell’Università di Catania. È stata per due legislature Sindaco del Comune di Fiumefreddo di Sicilia (CT), cittadina sulla costa jonico-etnea dove risiede. È stata socia fondatrice e Presidente della Fidapa - Sezione di Fiumefreddo di Sicilia e dell’Associazione fiumefreddese antiracket e antiusura “Carlo Alberto Dalla Chiesa”. Già responsabile della Commissione Arte e Cultura della Fidapa – Distretto Sicilia, è Past-President del Soroptimist “Val di Noto” e socia della Società Giarrese di Storia Patria e Cultura. Ha pubblicato saggi, biografie, racconti, romanzi, canzoni, collaborato con riviste e quotidiani e curato trasmissioni televisive sui libri e la lettura. Nella rivista siracusana a diffusione nazionale “Notabilis” cura la rubrica fissa “Donne che ballano coi lupi”. Nel 2001 ha ricevuto il Premio Internazionale Kaliggi alla Letteratura; nel 2004 il Premio alla Cultura “Sulle ali della fantasia”; nel 2010 a Giarre il premio “Maschere d’argento” alla memoria di Monsignor Giuffrida; nel 2014 il premio “Un amore di donna” intitolato alla memoria dell’imprenditrice giarrese Rosaria Nestorini alla quale ha dedicato il libro La sposa nel cuore, e la Targa d’argento alla Cultura “Castagno dei cento cavalli” dal Comune di Sant'Alfio; nel 2015 il premio “La tela di Penelope” nell'ambito dell’iniziativa del Festival NaxosLegge “Le donne non perdono il filo”; nel 2017 il premio “Aci e Galatea” (Acireale) e lo stesso anno è stata eletta a Roma dalla FIDAPA nazionale “Eccellenza d’Italia” per il suo impegno socio-culturale. Tra le sue pubblicazioni: il saggio Sibilla arcana Mariannina Coffa (1841-1878), Appendice: Epistolario amoroso Coffa - Mauceri (2000, Premio “Franca Pieroni Bortolotti” della Società delle Storiche e del Comune di Firenze e Premio FIDAPA di Giardini Naxos “Rosa Balistreri”); il romanzo Celeste Aida Una storia siciliana (2008) da cui la Radio Televisione di Colonia ha tratto un docufilm; il romanzo Feudo del mare La stagione delle donne ( 2010); ha scritto alcune biografie per il Dizionario Italiane (a cura di E. Roccella e L. Scaraffia, Roma 2004) e curato il Dizionario biografico Siciliane (Siracusa 2006). Tra le più recenti pubblicazioni: Aforismi per le donne toste (2012); Sicilia esoterica (2013, giunto alla sesta edizione); (con B. Iacono) Voglio il mio cielo - Lettere della poetessa Mariannina Coffa al precettore, ai familiari, agli amici (2014); Di madre in figlia – Vita di una guaritrice di campagna (2014); (con S. Mirabella) La felicità era forse il male minore - Dialogo sulla felicità (2016); La bolgia delle eretiche (2017, Premio Città di Castiglione 2018); Viaggio in Sicilia - Parole suoni visioni da un viaggio multisensoriale con DVD di Canzoni e Fotografie di Piero Romano (2017). Ha indagato soprattutto l’universo femminile e i saperi tradizionali delle donne siciliane, sottraendole all'oblio della storia e restituendole alla luce.

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