“Il divorzio è un abominio. Gli omosessuali vanno curati. L’omosessualità è un comportamento acquisito”

Queste e altre citazioni in ordine sparso sono state scagliate ieri a Verona. C’è pure una suora che sorride sadicamente di fronte al fatto che gli omosessuali in Georgia vivano male. C’è anche una “signora” con lo sguardo da “Misery non deve morire” che porta in braccio una statua alta mezzo metro di una Madonna.

Tutto questo e molto altro al Congresso mondiale sulla famiglia ospitato nella ridente Verona.

Come avrete intuito dalle mie parole, qui e altrove, sto dalla parte dell’umanità. Né a destra e neanche a sinistra. Ma anche io ho fatto il catechismo. Devo confessarlo.

In quelle ore, molto noiose, alle quali mi sono sottoposta, la mia simpatica catechista ci diceva che Gesù Cristo accoglieva poveri e diseredati, scarti della società, prostitute, malati. Insomma predicava amore… Per tutti… Indistintamente.

Sempre lo stesso Gesù Cristo entrava nei templi e sfasciava statuette e amuleti. Davanti a questo impietoso teatrino oscurantista penso che forse ci sia una volontà profonda di tornare indietro su tutto per sentirsi al sicuro.

Al sicuro, da cosa?

Dagli immigrati, dagli omosessuali, dalla libertà di scelta.
Qui si sta tentando di negare diritti ad altri tipi di famiglie, di persone, senza passare dal via e con il bene placido di un governo che tira via il logo ma partecipa con i suoi ministri.

E poi questo regalo terribile dei feti di plastica distribuiti al Congresso, come ultimo gadget di un’umanità che strumentalizza la vita umana, quella inerme, inesistente di un fantoccio di plastica.

Interessante come si possa usare la vita per inneggiare alla morte e alla discriminazione.

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