Gino Astorina protagonista di “Non è vero ma ci credo”: al Teatro Musco la chiusura di una stagione straordinaria


Gino Astorina protagonista di “Non è vero ma ci credo”: al Teatro Musco la chiusura di una stagione straordinaria

Con “Non è vero ma ci credo”, in scena dal 6 al 31 maggio al Teatro Musco di Catania, si chiude una stagione teatrale intensa e di grande qualità, capace di intrecciare autori classici e voci contemporanee sotto la direzione artistica di Francesca Ferro. Sul palco, Gino Astorina interpreta con forza e ironia il Commendatore Gervasio Savastano, protagonista della celebre commedia di Eduardo De Filippo, scritta nel 1942 e ancora oggi sorprendentemente attuale.

Astorina dà vita a una lettura personale e incisiva di un uomo sospeso tra paura e ironia, un moderno Don Chisciotte che combatte contro le proprie ossessioni e superstizioni. Attorno a lui si muove una compagnia di attori straordinaria: Eduardo Saitta, Ramona Polizzi, Verdiana Barbagallo, Salvatore Casella, Gianni Fontanarosa, Bianca Caliri e Maria Chiara Pappalardo, protagonisti di un gioco corale di tempi e sguardi in cui la precisione comica si fonde con la leggerezza del racconto.

La regia di Giampaolo Romania restituisce alla pièce il suo ritmo naturale, puntando su una comicità di parola e di gesto, fedele al linguaggio di De Filippo, ma capace di dialogare con la sensibilità contemporanea. La storia del Commendatore Savastano, imprenditore ossessionato dalla malasorte e convinto che ogni evento negativo sia frutto di un destino avverso, diventa così una riflessione ironica e universale sulla paura e sull’irrazionalità che spesso governano le nostre scelte.

Con questo spettacolo, il Teatro Musco conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per la scena siciliana, custode di una tradizione viva e aperta alle nuove generazioni di spettatori. Una chiusura di stagione che celebra la forza del teatro come luogo di incontro, di pensiero e di emozione condivisa.

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Anna Mazzeo

Giornalista pubblicista. Scrivo di libri che pochi leggono, spettacoli a cui pochi partecipano e problemi che troppi ignorano. Sono consapevole che, dove finisce la cultura, inizia il disagio. Più che dare risposte, preferisco fare domande.

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