L’Alba del Terzo Millennio – più attuale che mai, in scena fino al 29 marzo al Musco


L'alba del Terzo millennio Emanuele Puglia e Cosimo Coltraro nello spettacolo teatrale per la regia di Federico Magnano San Lio

L’Alba del Terzo Millennio – La nuova regia di Federico Magnano San Lio tra memoria, solitudine e visioni storiche

Catania – è in scena, al Teatro Angelo Musco, fino al 29 marzo L’alba del terzo millennio, scritto da Pietro De Silva e diretto da Federico Magnano San Lio.

Ambientato a San Fratello, durante le celebrazioni del Venerdì Santo, tre croci di legno aspettano di giustiziare gli attori.

Emanuele Puglia (Maestro) e Cosimo Coltraro (nei panni di un Vinaio) interpretano i due ladroni. Tra peccato, cinismo e fede i due mantengono un silenzioso distacco.

Le autorità e il pubblico si fanno attendere, però intanto i due vengono legati stretti ai polsi e appesi “ognuno ca so cruci”.

Le prime battute sono i suoni della natura che scandiscono le ore che passano. Dopo un primo silenzio il vinaio inizia a prendersi confidenze – non concesse – nel dialogare con il maestro di scuola elementare. Attorno ai due, dopo i primi screzi, si muove un corteo di ricordi. Ossessioni, fantasmi storici collettivi e privati, che affiorano come lampi in un cielo che non promette redenzione.

Lo spettacolo è il viaggio nella mente di ciascun individuo. Attraversa il tempo come si attraversa una stanza buia: a tentoni, inciampando nei detriti della propria memoria.

Magnano San Lio costruisce una regia asciutta, rigorosa, che lascia spazio alla parola e alla bravura degli interpreti. È un teatro che non cerca l’effetto, ma la verità — quella verità superiore che non appartiene alla vita terrena, forse solo alla scena.

L’Alba del Terzo Millennio – Un mosaico di epoche

Il testo di De Silva è un flusso di coscienza che si apre e si richiude su sé stesso, come un diario scritto in apnea. Gli eventi storici non sono ricostruiti: sono evocati, deformati, filtrati dalla percezione.

L’attesa qui è un territorio di intensità. Un esercizio di orientamento interiore, un movimento silenzioso che chiede pazienza, coraggio e la capacità di restare aperti all’imprevisto.

La vita è ciò che accade tra un’attesa e l’altra, incubatrice di desideri e speranze, per dare alla luce, in un atto creativo, altra vita.


Tra Paradossi, Utopie, Sacro e Profano

È in questa soglia – fragile e fertile – che L’alba del terzo millennio colloca i suoi personaggi, chiamati a convivere con il dubbio. Convivono, come molti, con la possibilità che qualcosa accada o non accada mai. E proprio lì, nel respiro tra un passo e il successivo, si rivela la misura più autentica dell’essere umano.

Così, il Derby calcistico in corso allo stadio e il Venerdì Santo dimenticato dai cittadini, convivono nello stesso ricordo. Come se il sacro e il profano due facce della stessa ossessione collettiva. Tra le memorie dell’esilarante Cosimo Coltraro Enrico VIII è “Ricottaro” appare come un’ombra ingombrante, simbolo di un potere che divora e si autodistrugge. Emanuele Puglia rievoca La presa della Bastiglia, che diventa un eco lontana, un’idea di rivoluzione più che un fatto storico. E poi l’Europa, l’avvento dell’euro e “gli Stati Uniti d’Europa più forti dell’America“: che nel monologo assumono i contorni di un’utopia fragile. Un’infantile illusione, con la consapevolezza attuale, e il conflitto in corso.

De Silva non racconta la storia: racconta come la storia abita l’uomo, come si deposita nelle pieghe della sua coscienza.

La solitudine come condanna e rivelazione

Lo spettacolo tocca diverse tematiche, ma a parte l’attesa di Beckettiana memoria, il tema più potente dello spettacolo è la paura di restare soli. Una solitudine che non è solo fisica, ma metafisica. Il Maestro in scena teme di essere abbandonato dai vivi e dai morti, teme che il mondo continui senza di lui. L’uomo cinico afferma che Dio sia un’invenzione, chissà se esiste, piuttosto la signora Brambilla del piano di sopra è una presenza certa quotidiana.

E poi la morte. E la vita dopo la morte. Non come dogma, ma come domanda che non trova risposta.

Una drammaturgia che oscilla tra sacro e rock

Il Te Deum e gli AC/DC – “Hells Bells” convivono nello stesso universo mentale. Tra liturgia e ribellione, tra colpa e liberazione: Magnano San Lio lavora su questi contrasti con precisione chirurgica.

La prova attoriale: un corpo che pensa

I due attori – e qui la regia li adopera come unico strumento possibile – offrono una prova di grande intensità. Il corpo è nervoso, inquieto, attraversato da scosse emotive. La voce cambia registro con naturalezza: ironica, disperata, infantile, filosofica. Ogni personaggio può essere tutti e nessuno. Si tenta di dare ordine al caos, nel fallimento trovano la verità.

L’Alba del Terzo Millennio non rassicura, denuda il re

L’alba del terzo millennio è uno spettacolo che chiede allo spettatore di ascoltare, di restare, di non distogliere lo sguardo. Tra una battuta e una risata, si riflette sulle notizie attuali. Lo spettacolo che va in scena da 14 anni, denuda il re, oggi più che mai.

Magnano San Lio firma una regia che rispetta la complessità del testo e la amplifica, senza mai sovrastarla.

All’alba del nuovo millennio, ciò che resta non è la promessa del futuro, ma la fragilità dell’essere umano davanti al tempo.

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Anna Mazzeo

Giornalista pubblicista. Scrivo di libri che pochi leggono, spettacoli a cui pochi partecipano e problemi che troppi ignorano. Sono consapevole che, dove finisce la cultura, inizia il disagio. Più che dare risposte, preferisco fare domande.

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