Galleria Arte Civita 28 Mostra d’Arte Contemporanea: opere di Anna Maio, Angela Vasta e Romua


“Riconnettersi all’Umano”: la mostra d’arte contemporanea che scuote l’anima – Alla Galleria Arte Civita 28 di Catania fino al 25 luglio.
In un’epoca dominata dalla digitalizzazione e dalla performance, l’arte contemporanea può ancora essere rifugio e detonatore. La mostra collettiva ospitata presso la Galleria Arte Civita 28 di Catania, dal 18 al 25 luglio 2025, si configura come un vero e proprio atto di resistenza umanistica: un invito a riscoprire il contatto con il sé attraverso la forza immersiva dell’arte.
Un’esposizione tutta al femminile:
La scelta di unire tre visioni femminili, fortemente radicate nel territorio, al contempo aperte a linguaggi universali, produce una sinergia creativa capace di generare nuovi dialoghi intergenerazionali e multidisciplinari.
Tre artiste siciliane – Anna Maio, Angela Vasta e Romua (Romualda Sciuto) – mettono in dialogo poetiche e linguaggi differenti, offrendo un’esperienza espositiva intensa, stratificata e radicalmente empatica. Il risultato è una narrazione visiva che non si limita a essere contemplata: attraversa, vive, trasforma.

Anna Maio – L’empatia cosmica come atto artistico
Con opere di grande formato e l’utilizzo di diversi materiali (cenere lavica, tessuti, terre), Anna Maio plasma una dimensione onirica e arcaica che trascende la figurazione per approdare all’universalismo simbolico. Le sue figure stilizzate, senza volto ma non senza anima, si stagliano su sfondi materici dai toni caldi della terra e del fuoco, in un equilibrio tra radici e ascensione.
Tra terracotta, arancio e verdi brillanti le opere vivide abbracciano chiunque senza distinzione, generando quell’auspicata oasi di solidarietà, pace e serenità con l’ordine che solo l’immersione nella natura riesce a donare.

L’artista costruisce portali empatici, forme che risuonano come antenne spirituali rivolte a chi guarda. Ogni opera è un nodo energetico, un messaggio che non chiede di essere interpretato, ma sentito: un’estetica relazionale che nutre e connette.
Mai come davanti a queste tele, l’osservazione si fa ascolto. Il fruitore non è spettatore, ma presenza attiva in uno scambio circolare con l’opera, diviene parte di un cosmo artistico vibrante e inclusivo, in un “incontro ravvicinato” prezioso e privilegiato.
Angela Vasta – Geometrie del pensiero, emozioni in ordine apparente
Angela Vasta, artista e curatrice, propone una pittura concettuale e minimale. Da un viaggio iniziato con lo studio della tradizione, attraversando la paesaggistica della figura umana e le geometrie del pensiero, oggi reinterpreta le correnti dei maestri e dei grandi movimenti artistici, con una tecnica a olio che traduce l’esperienza culturale in significati stratificati.

Il suo linguaggio visivo analitico è il punto d’incontro tra misura e logica per liberarsi in poesia. L’esperienza contemplativa invita alla pausa, ma senza adagiarsi troppo alla riflessione, perché sottende il fermento di chi ‘gioca’ all’esplorazione artistica, di sé e del mondo. In questa mostra è centrale il richiamo alla Sicilia, alla ‘Muntagna’, all’Etna che come archetipo femminile – tra rigore e forza generativa esplosiva – si profila in un volto di donna. La colorata quiete dei dipinti filo-impressionisti, con tratti di pennelli disciplinati e ordinati, lascia sottintendere un turbine di idee, lucidamente composte per meglio servirle al fruitore. Le composizioni come diagrammi emotivi, sussurrano moniti, visioni e memorie. In un mondo veloce e distratto, Angela Vasta ci consegna spazi di lentezza e concentrazione, un pensiero che diventa forma e respiro, meditazione.
Romua – L’urgenza pittorica dell’inconscio
Le opere di Romua (Romualda Sciuto) sono un’esplosione di materia e colore, un’espressione viscerale che trasforma la pittura astratta in gesto liberatorio. Le sue tele sono palinsesti emotivi, urla cromatiche che rompono l’inerzia percettiva dello spettatore. È l’anima che si fa superficie, con tutta la sua tensione e vitalità. Opere astratte che delineano un’anima positiva e vibrante, con la frenesia di liberarsi da ogni sovrastruttura per lasciarsi soltanto andare e fluire sulla tela.

Acrilici lucidi, campiture sature, segni impetuosi e linee che si rincorrono in uno slancio spirituale e corporeo. L’artista non teme l’eccesso, anzi: ne fa strumento di verità, una via catartica per esplorare l’identità e superare le gabbie del quotidiano.
Le sue opere non chiedono il permesso: si impongono, travolgono e conquistano. Un’arte dell’urgenza, pulsante e necessaria.
Una mostra che restituisce senso al tempo e allo spazio
La collettiva presso la Galleria Arte Civita 28 (via Vittorio Emanuele 28, Catania – dalle 18:30 alle 20:30 o al mattino su appuntamento) non è solo una mostra: è un’azione culturale condivisa. Arte Civita 28, con le sue finestre vive sui mattoni antichi, è il luogo in cui “la condivisione umana” si fa presente.
Qui l’arte non si consuma come contenuto, ma si esperisce come rito collettivo. È un momento in cui l’artista non è performer produttivo al servizio del mercato, ma medium sensibile di bellezza, libertà e significato.
Un seme per il futuro dell’arte contemporanea a Catania
Più che una semplice esposizione, questa mostra si configura come un potenziale snodo per il rilancio dell’arte contemporanea a Catania.
Compressa in logiche di mercato, in competizione con Intelligenza Artificiale o digitali, l’arte riafferma la necessità di una fruizione fisica, concreta, viscerale. Attraverso le esposizioni delle opere, si restituisce centralità al corpo, allo sguardo critico, al pensiero lento.
È in questa direzione che la mostra suggerisce anche nuove traiettorie per la progettazione culturale territoriale: un invito ad artisti, curatori, istituzioni pubbliche e private a sostenere percorsi che non temano l’intensità, che non si pieghino alla superficialità dell’intrattenimento, ma che sappiano proporre modelli ispirativi profondi e visionari. L’approccio cosmico e materico di Anna Maio, la razionalità lirica di Angela Vasta, la potenza espressiva di Romua delineano un trittico espressivo che può orientare l’orizzonte della produzione culturale locale verso un’estetica della verità e della relazione, con percorsi artistici che generano comunità, che educano alla bellezza e restituiscono senso al vivere collettivo.
L’arte non è una performance: è presenza viva
Nella società dell’apparire, anche all’artista si chiede di “funzionare”, di vendere, di rispettare il famoso “coefficiente d’artista”. Ma l’arte autentica non obbedisce ai numeri: obbedisce al bisogno di dire, di toccare, di creare connessioni vere. Questa mostra è un invito a ritornare a concepire l’arte per ciò che è, ossia bellezza, vita. Ci ricorda che l’arte, quando è viva, non si spiega ma si sente. Non si consuma, ma trasforma. E questo è tutto ciò che conta.
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