La spiaggia si restringe: il futuro delle tartarughe


Anche se la sabbia sembra immobile, sotto la sua superficie la vita sta aspettando. È notte all’Isola delle Correnti, il rumore delle onde copre ogni altro suono e, per qualche istante, la spiaggia appare deserta. Poi il terreno comincia a muoversi, quasi impercettibilmente. Infine cede, lasciando emergere le prime piccole testoline. Sono tartarughine di Caretta, dette anche tartarughe marine comuni, pochi centimetri di vita impegnati nella loro prima e più difficile corsa, quella verso il mare.

Ogni estate, nel territorio di Portopalo di Capo Passero, e in molte altre spiagge siciliane, questo rito si ripete. La schiusa emoziona chi ha la fortuna di assistervi, ma racconta anche qualcosa di più profondo. È indice del fatto che quella determinata spiaggia conservi ancora le condizioni necessarie affinché una specie antica possa riprodursi. Le tartarughe non scelgono a caso. Sabbia adatta, spazio sufficiente e un percorso libero verso l’acqua, sono condizioni necessarie affinché loro possano deporre. Da qui nasce una domanda che riguarda le tartarughe ma coinvolge, anche maggiormente, noi. Ovvero: per quanto tempo un luogo può restare adatto alla deposizione?

Una costa in trasformazione

L’Isola delle Correnti si trova su una costa viva, in costante cambiamento e modellata continuamente dalle mareggiate, dal vento e dalle correnti. La battigia cambia ogni anno, arretra, si ricompone e cambia forma. Ma alla fine, bene o male, negli anni era sempre tornata ad essere quella che sia uomini che animali avevano avuto il piacere di abitare. Nell’ ultimo anno però le cose sono drasticamente cambiate. La spiaggia si è ridotta a pochi metri di larghezza. Alcuni tratti sono perfino diventati percorribili unicamente dalla battigia, perché questo è ciò che ne resta.

Non esiste, nelle fonti pubbliche facilmente consultabili, una serie aggiornata che permetta di stabilire quanti metri di spiaggia siano stati persi proprio in questo punto. Per questo sarebbe scorretto attribuire la trasformazione della costa a una sola causa. L’erosione può dipendere dalle mareggiate, dalla riduzione dei sedimenti e dagli eventi meteorologici più intensi. Sappiamo però, che i principali cambiamenti delle spiagge dipendono dalle attività che ostacolano il naturale movimento della sabbia. Fra queste troviamo la movimentazione del terreno e la pulizia meccanizzata dell’arenile con mezzi pesanti. Inoltre negli anni proprio lì è avvenuta una progressiva rimozione delle dune e della vegetazione che un tempo favorivano a stabilizzare il naturale equilibrio della spiaggia. Dove radici e piante prima trattenevano la sabbia e le dune ne accompagnavano il naturale movimento, è stato fatto spazio a lettini e ombrelloni. Ma ad oggi non ne rimane più nemmeno per quelli.

Un problema pratico

Quando la spiaggia si restringe, diminuisce lo spazio disponibile per i nidi. Ogni tratto ancora adatto diventa più prezioso. In questo quadro si inserisce la vicenda amministrativa legata ad alcune attività balneari presenti nell’area. Negli ultimi anni, le autorità hanno contestato occupazioni non autorizzate di porzioni di spiaggia tra Carratois e Scalo Mandrie, restituendo quegli spazi alla libera fruizione. Non è una storia che debba essere ridotta alla presenza o alla rimozione di una singola struttura, né a uno scontro tra interessi contrapposti. La questione è più ampia e riguarda il modo in cui scegliamo di vivere la costa. Da qui una domanda sorge spontanea: si può realmente coinciliare il turismo con la protezione di un ambiente che non è soltanto un luogo di svago, ma soprattutto un habitat? O sarebbe meglio che un luogo protetto rimanesse tale e perciò non fruibile al turismo di massa ?

Un nido di Caretta caretta non è una semplice buca nella sabbia. È un ambiente fragile, che deve restare indisturbato per settimane. Il calpestio, lo spostamento della sabbia, il passaggio di mezzi o attrezzature possono danneggiare il nido senza lasciare segni immediatamente visibili. Anche le luci artificiali rappresentano un pericolo. Dopo la schiusa, le tartarughine cercano l’orizzonte più luminoso, che in natura coincide con il mare. Le luci provenienti da strutture dei lidi, strade o attività possono confonderle e spingerle verso l’entroterra, dove aumentano i rischi di disidratazione, predazione e investimento.

Le misure di tutela

La Sicilia è una delle principali aree italiane per la nidificazione della Caretta caretta. I numeri cambiano ogni anno e dipendono dalle condizioni del mare, dalla disponibilità delle spiagge e dal lavoro dei gruppi di monitoraggio. Nel 2023, il WWF ha segnalato 15 nidi all’Isola delle Correnti, un record locale. Anche negli anni successivi, la Sicilia ha continuato a registrare una presenza importante di nidi lungo le proprie coste. Quest’anno però i nidi presenti all’isola sono soltanto due. Inoltre uno dei due è stato compromesso in maniera forse definitiva. La tutela non comincia con la schiusa. Comincia dalla protezione del luogo in cui le tartarughe hanno scelto di nascere.

Proteggere i nidi richiede gesti semplici, ma continui. Servono il monitoraggio notturno e la delimitazione delle aree con recinzioni leggere. I rifiuti devono essere rimossi senza l’impiego di mezzi pesanti, mentre l’accesso dei veicoli alla spiaggia deve essere impedito, soprattutto nei periodi più delicati della deposizione e della schiusa. E soprattutto bisogna lasciarlo indisturbato, cosa che purtroppo non accade quasi mai specialmente nei giorni festivi come quello di ferragosto.

Una responsabilità condivisa

La presenza delle tartarughe porta a galla un visibile problema che riguarda tutta la costa. Proteggere un nido significa impedire che l’intera spiaggia perda la funzione naturale di habitat. All’Isola delle Correnti, la schiusa non è soltanto un evento da osservare o una fotografia da condividere. È il segnale di una natura che, anche quando il suo spazio diventa più fragile e la linea di costa si restringe, fa il possibile per fare il suo corso.

Le tartarughe ritrovano da decenni la strada verso questa spiaggia, ma la spiaggia che incontrano ormai non è più la stessa. Mentre cercano un punto sicuro per deporre le uova, siamo noi a doverci fermare e guardare con maggiore attenzione. Una spiaggia non è soltanto il luogo di una giornata estiva. Bensì rappresenta una parte essenziale di un ecosistema più grande di noi. E quando una tartarughina spunta dalla sabbia e non corre dove dovrebbe, emerge una triste verità: il confine tra la nostra presenza e quella della natura è irrimediabilmente fragile.

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