L’invisibile ci guarda. Sold out al Teatro Sala De Curtis


L’Invisibile – Teatro di Cartone, prodotto da Ouroboros Arts and Media Group, approdato al Teatro Sala De Curtis dopo il successo al Catania Fringe Festival 2024, ha fatto registrare il sold out.

L’opera, scritta da Giovanna Valenti, si colloca nel panorama del teatro contemporaneo come un dispositivo scenico che interroga la città attraverso la figura di Antonino Magazzù, il “poeta di Via Etnea”, trasformando la marginalità in materia poetica e politica.

La figura di Magazzù: un archetipo dell’invisibilità urbana

Il testo di Valenti tra poetica, fiaba e denuncia, non si limita a ricostruire la biografia di Magazzù, ma la trasfigura in un paradigma: l’artista di strada come soggetto liminale, sospeso tra presenza e cancellazione. Magazzù diventa un corpo-segno, un vettore di senso che permette allo spettacolo di esplorare la condizione degli “ultimi” nella città contemporanea. La sua “anima fragile” non è trattata con pietismo, bensì con una cura drammaturgica che restituisce complessità, dignità e profondità emotiva .

Drammaturgia e struttura: tra realismo crudo e lirismo urbano

L’adattamento rinnovato presentato al Sala De Curtis accentua la dialettica tra crudo realismo e delicatezza poetica. La narrazione procede per quadri, alternando momenti di forte impatto emotivo a passaggi più contemplativi. La relazione tra genitori e figli è al centro del palco, tra chi è stato oggetto di violenza e chi abbandonato, il protagonista invita attori e pubblico a reagire. Questa oscillazione produce un effetto di “teatro-soglia”: lo spettatore è costantemente invitato a muoversi tra la concretezza della vita di strada e la sua trasfigurazione simbolica.

La scelta di un linguaggio ibrido – tra teatro civile, teatro di figura e narrazione poetica – colloca l’opera in una zona di confine che rispecchia perfettamente il tema dell’invisibilità sociale.

La regia: un’estetica dell’esposizione e della cura

La regia lavora su un equilibrio complesso: rendere visibile ciò che la città tende a rimuovere, senza spettacolarizzare il dolore. L’uso di materiali poveri, la costruzione di un immaginario visivo essenziale e la gestione dei tempi scenici contribuiscono a un’estetica che potremmo definire “povertà consapevole”, in cui la sottrazione diventa strumento politico oltre che poetico.

La compagnia Ouroboros, già lodata da pubblico e critica per la capacità di trattare temi sociali senza cadere nel sentimentalismo, conferma qui una maturità artistica evidente: lo spettacolo è toccante, proprio per questa capacità di equilibrio e grazie al lavoro corale.

L’Invisibile – una scommessa vinta, tra ricezione e funzione culturale

Il sold out della prima data e l’attenzione crescente del pubblico testimoniano la rilevanza di un progetto che non si limita a raccontare una storia individuale, ma si inserisce in un discorso più ampio sulla poesia urbana, sulla marginalità e sulla responsabilità dello sguardo. Il Teatro Sala De Curtis, con questa scelta di cartellone, si conferma un presidio culturale che sostiene un teatro capace di far riflettere oltre che emozionare.

L’invisibile è un teatro che restituisce essenzialità

L’Invisibile è un’opera che agisce su più livelli: emotivo, politico, estetico. Rende visibile ciò che la città tende a ignorare, trasformando la vita di un uomo ai margini in un manifesto di umanità. La sua forza risiede nella capacità di coniugare denuncia e poesia, memoria e presente, individuale e collettivo.

Un lavoro necessario, che invita a ripensare il nostro modo di guardare gli altri e di conseguenza, noi stessi e quanto siamo inconsapevoli delle nostre vite.

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Anna Mazzeo

Giornalista pubblicista. Scrivo di libri che pochi leggono, spettacoli a cui pochi partecipano e problemi che troppi ignorano. Sono consapevole che, dove finisce la cultura, inizia il disagio. Più che dare risposte, preferisco fare domande.

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