Giocasta d’Edipo a Catania: quando la tragedia classica svela il silenzio e la colpa delle donne


Nel suggestivo scenario del Palazzo della Cultura di Catania, nell’ambito del cartellone Catania Summerfest, è andato in scena “Giocasta d’Edipo – le donne del mito”. La produzione firmata Mitoff, con il patrocinio del Comune di Catania, ha visto la riscrittura teatrale, il disegno scenico e la regia di Salvatore Carmine Guglielmino, partendo dal testo classico di Seneca.

Sul palco un cast affiatato, composto dallo stesso Guglielmino nei panni di Edipo, Stefano Masciarelli, Marta Limoli e Laura Sfilio ha regalato al pubblico una rilettura profonda e inconsueta del dramma tebano.

Un mito ribaltato: la tragedia vissuta attraverso gli occhi di Giocasta

A differenza della tradizione drammaturgica incentrata sul re di Tebe, l’opera sceglie deliberatamente di spostare il baricentro narrativo sulla regina Giocasta. Mentre Edipo persegue con pervicacia la verità, Giocasta tenta di celarla per amore; quando però l’amore non basta più a proteggere l’illusione, l’unica via d’uscita rimane il silenzio.

Guglielmino disegna una Regina-Madre elegante e composta, capace di governare e consolarsi nell’ambiguità. Bacia Edipo sulla fronte come un figlio e sulle labbra come un marito: è proprio da questa scissione che scaturisce il dramma interiore della donna.

Sul piano visivo e simbolico, il tormento di Giocasta prende corpo attraverso Le Furie (Aletto, Tisifone e Megera), ombre della sua stessa coscienza con cui la regina non riesce a ricongiungersi. All’arrivo del messaggero recante la verità, la donna invecchia simbolicamente di dieci anni a ogni parola. Senza urlare, scegliendo la pietà e la dignità, Giocasta va incontro alla morte, lasciando a Edipo il solo destino di accecarsi e chiedere perdono al popolo per espiare la propria colpa.

La colpa inconsapevole e la violenza sulle donne

Come spiegato da Guglielmino, la riscrittura nasce dall’esigenza di dare voce a una donna tradizionalmente dimenticata dalla storiografia tragica, schiacciata da un destino incontrollabile e vittima di una «inconsapevole colpa».

Di grande interesse è anche la prova interpretativa di Stefano Masciarelli nel ruolo drammatico di Creonte. L’attore, noto per una carriera legata prevalentemente a registri più leggeri, ha sottolineato la forza civile del testo e l’attualità del parallelo tra il mito e il presente: gli dei che nel mondo antico agivano da arbitri sopraffattori trovano oggi una triste corrispondenza negli uomini che commettono abusi; lo spettacolo diventa quindi un manifesto implicito di rifiuto nei confronti della violenza sulle donne.

Masciarelli ha inoltre evidenziato come il palcoscenico offra una soddisfazione immediata e da brividi, insostituibile rispetto ai tempi dilatati di cinema e televisione, confessando anche il profondo legame affettivo che lo unisce alla Sicilia, terra frequentata da oltre quarant’anni con autentica passione culturale e persino enogastronomica.

I nuovi progetti della compagnia

A chiusura della rappresentazione, il regista ha confermato la solidità del sodalizio artistico che lo vede protagonista insieme a Stefano Masciarelli e Deborah Caprioglio.

Guglielmino ha colto l’occasione per annunciare ufficialmente il prossimo importante debutto: l’adattamento teatrale de “L’Esclusa” di Luigi Pirandello, frutto di quasi un anno di lavoro di riscrittura. Lo spettacolo debutterà il 9 ottobre proprio a Catania prima di intraprendere una ricca tournée nazionale e internazionale che toccherà piazze come Roma, Lione, il Teatro Biondo di Palermo, Reggio Calabria, Torino, Asti e Siracusa.

Tra aneddoti conviviali e ringraziamenti al pubblico, la serata si è chiusa confermando la vitalità di un progetto teatrale capace di coniugare il rigore del classico con l’urgenza dell’impegno contemporaneo.

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