“Io sono Franca” – Al Teatro Sala De Curtis la forza di dire NO. In scena la storia che cambiò l’Italia


“Io sono Franca” – In scena la storia che cambiò l’Italia

Dopo il sorprendente sold out, registrato in appena una settimana per le due date di debutto, torna in scena “Io sono Franca”.

La nuova produzione originale di Ouroboros Arts and Media Group chiude la stagione teatrale con un titolo potente, necessario e profondamente attuale. L’appuntamento è fissato per domenica 3 maggio alle ore 20:30 al Teatro Sala De Curtis di Catania, con biglietti già disponibili su Liveticket.

Io Sono Franca – Come nasce lo spettacolo

L’opera, firmata da Giovanna Giada Cutrona, nasce dal bando di scrittura promosso nel 2025 da Ouroboros in collaborazione con la Scuola di scrittura e storytelling Tiresia, rivolto ai giovani autori della scuola. Il risultato è un testo inedito che intreccia memoria storica, musica e narrazione contemporanea, restituendo una pagina fondamentale della storia italiana.

Ambientata ad Alcamo nel 1965, la pièce ripercorre il gesto rivoluzionario di Franca Viola, la giovane che con il suo rifiuto del “matrimonio riparatore” divenne simbolo di emancipazione e libertà femminile. Lo spettacolo ricostruisce la vita di un piccolo paese siciliano degli anni Sessanta, alternando atmosfere intime e richiami al bianco e nero della televisione RAI, per raccontare una vicenda che ha segnato un cambiamento profondo nella società dell’epoca.

“Io sono Franca” è un racconto di rivalsa, di libertà e di scelte coraggiose. Un omaggio agli eroi moderni che spesso vivono accanto a noi senza clamore, ma che con i loro gesti sono capaci di lasciare un segno indelebile nella storia. La produzione di Ouroboros conferma ancora una volta la capacità della compagnia di unire ricerca, sensibilità contemporanea e attenzione ai temi civili, offrendo al pubblico uno spettacolo che emoziona e invita alla riflessione, anche le nuove generazioni.

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Anna Mazzeo

Giornalista pubblicista. Scrivo di libri che pochi leggono, spettacoli a cui pochi partecipano e problemi che troppi ignorano. Sono consapevole che, dove finisce la cultura, inizia il disagio. Più che dare risposte, preferisco fare domande.

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