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Parole paranormali

Sapete quando la gente vi vede un po’ turbati e, anche se il giorno prima non vi salutavate neanche da lontano, vi chiede come state ? Con un fare tra l’apprensivo e l’incuriosito.

Ecco, lo so che l’avete presente. Oggi la mia faccia turbata ha turbato quel qualcuno e lo stesso mi ha chiesto il perché, così la mia faccia si è contratta in una smorfia e senza collegare alcuna sinapsi le mie labbra si sono mosse e hanno pronunciato parole senza controllo.

Qui è tutto così amaro, così desolato, fratturato, inanimato.

Lapidaria.

Il qualcuno incuriosito mi ha guardato spiazzato. Forse si aspettava una frase di circostanza corredata da un sorriso falso a quattro denti. Non mi ha stupito la sua reazione ma la mia. E soprattutto mi hanno stupito le parole, non mie.

Le ho memorizzate, ho cercato ovunque nella mia memoria ma niente, non le trovavo. Ho scavato con un cucchiaino da caffè, spulciato libri, aperto pagine, sfogliato, richiuso, lanciato.

Ho dormito venti minuti eterni ma coscienti e intanto una cellula impazzita continuava a dirmi di cercare. Ho annotato alla rinfusa questi fatti per placare la mia agitazione. Cercare le parole, un mantra continuo.

Un lumino è arrivato in mio soccorso e ho aperto Riflessioni sulla scrittura di Virginia Woolf. Le ho trovate. Ha parlato lei per me. Virginia lasciava noi tutti il 28 marzo del 1941.

Oggi è il 28 febbraio.

Credo di essere stata vittima di una comunicazione paranormale. Non ero io a pronunciare quelle parole, era Virginia che nel mio cavo orale si è fatta spazio vomitando.

Io stanotte non ho dormito, ho la faccia grigia e stono con il cielo che è invece limpido e si prende gioco di me. Ma è venuta a trovarmi Virginia e non solo ha fornito parole ma mi ha ricordato tutta la libertà che si portano dietro.

Sono nuvole, le parole. Delle volte restano sospese, delle altre la loro potenza è lama che squarcia silenzi e vuoti a rendere. Sceglietele, guardatele muoversi e poi, se volete, scagliatele. Vi possono liberare.

“Ho buttato via i pensieri, la noia, il magone, li ho buttati tutti quanti dentro un bidone e a modo mio sono contenta anche io”

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