Qualche anno fa, lessi un libro molto interessante L’intoccabile. La vera storia di Matteo Renzi, che ha ispitìrato la mia tesi di laurea triennale. Il titolo può sembrarvi fazioso e di parte ma in realtà fornisce un’analisi imparziale del fenomeno Renzi in tutte le sue sfaccettature. L’aspetto che all’epoca attirò la mia attenzione fu il modo in cui l’attuale leader di Italia Viva finanziava la kermesse della Leopolda. Ciò che più m’incuriosiva erano i finanziatori occasionali che, ad ogni occasione, aprivano il portafoglio per elargire cospique somme alle fondazioni dell’ex premier.

Sapete cos’ha trovato Davide Vecchi? Una discreta quantità di finanziatori occasionali ed abituali della Leopolda e soprattutto delle sue amate fondazioni che ruotavano attorno ad essa in ogni edizione.

Come sappiamo, lo sviluppo di queste architetture organizzative si avvantaggia del ricorso alla tecnologia del web; allo sviluppo verticale infatti si sostituisce l’attivazione di un sistema di relazioni e di una rete di scambi tra diverse entità organizzative autonome o semi-autonome.

La mappa dei siti e dei collegamenti diventa così il nuovo organigramma “virtuale” di questi networks politici. Analizzando la rete dei Think tank in Italia, possiamo ipotizzare che essi rappresentino una sorta di “metodo di partito”. Ciò accade sia nell’ambito della raccolta dei finanziamenti (si pensi alla Fondazione BigBang o alla Open), sia nel ruolo di Think tank personali visti come dei moderni spin doctor.

Proprio della Open, delle donazioni e dell’acquisto della villa di Renzi (avvenuto grazie ad un prestito di 700 mila euro fatto dalla famiglia Maestrelli) si sta occupando la procura di Firenze. Inoltre, tra i finanziatori di Open troviamo uno dei suoi esponenti, Riccardo Maestrelli, nominato proprio dal governo Renzi nel cda di Cassa depositi e prestiti.

Chi finanzia?

La trasparenza è sempre stato il cavallo di battaglia dello stesso Renzi, ma non è mai stato il suo forte.

Durante la sua precedente campagna elettorale, Matteo Renzi pubblicò la lista dei piccoli finanziamenti ricevuti dal web, circa 180 mila euro. Ma parallelamente la fondazione Big Bang, con sede a Pistoia, raccolse ben più cospicui fondi, grazie agli assegni staccati da Gori, Carrai e Serra. La lista, incompleta, per motivi di privacy, venne diffusa soltanto tre mesi dopo la fine della Leopolda.

Su tutti spicca il nome di Davide Serra con il versamento di 100mila euro; stessa cifra per Guido Ghisolfi, manager della multinazionale italiana della chimica M&G.

Ma chi è Davide Serra? Laureato alla Bocconi, Serra diventa direttore generale e coordinatore della ricerca globale sulla finanza, prima di entrare alla banca d’affari Morgan Stanley. Serra si rende protagonista di diverse critiche nei confronti dei vertici delle Assicurazioni Generali: dapprima tramite Algebris scrive una lettera aperta sulla gestione della compagnia, criticandone le performance in Borsa, le remunerazioni dei manager e i conflitti d’interesse con Mediobanca.

È Il cosiddetto “Uomo delle Cayman”, appellativo dato da Bersani durante la sua corsa alla segreteria del Partito Democratico con avversario Matteo Renzi. Torna quindi a sostenere Renzi nella campagna vittoriosa per le primarie del Pd del 2013, intervenendo alla quarta edizione della Leopolda di Firenze.

Nel suo intervento, propose il taglio della spesa pubblica, l’abolizione di Senato e Province con l’accorpamento dei piccoli Comuni e l’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie per abbassare le tasse sul lavoro, il taglio delle cosiddette pensioni d’oro, la semplificazione del sistema tributario e la lotta all’evasione fiscale.

Una sorta di “Guru” Davide Serra, visto che buona parte delle sue proposte, erano le stesse dell’agenda setting dell’ex governo a guida Matteo Renzi.

Peccato che i detrattori lo accusarono di aver instaurato un sistema societario complesso all’estero: sistema non realizzabile in Italia, ma consentito in Gran Bretagna, dove ha sede il cuore del gruppo Algebris, in base al quale la tassazione sui dividendi risulterebbe essere vantaggiosa rispetto a quella consentita in Italia.

Infine, Il 12 febbraio del 2015 il suo nome compare nella lista compilata da Hervè Falciani, contenente i nomi di oltre 7000 italiani con conti depositati in Svizzera presso la Banca HSBC, nell’ambito del cosiddetto “Swiss Leaks”.

La Open nasce per promuovere, supportare, ed elaborare analisi, studi e proposte volte a rinnovare la società italiana nei settori dell’economia, dell’attività amministrativa, della ricerca, dell’innovazione, dell’educazione e della giustizia. Negli ultimi anni la Open ha cambiato volto. Non è più la fondazione da finanziare per scommettere sull’ascesa di un politico, ma è ormai la cassaforte personale dell’ex presidente del Consiglio.

Il Metodo Renzi

Analizzando la struttura e i membri dell’ex governo guidato Matteo Renzi, notiamo la presenza di finanziatori abituali e occasionali delle Fondazioni utilizzate da Matteo Renzi per sostenere l’organizzazione della kermesse della stazione Leopolda

Tra i finanziatori abituali, risultano i nomi di alcuni membri delle Istutizioni nazionali: Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento e il sottosegretario Ivan Scalfarotto; il sottosegretario all’Istruzione, università Davide Faraone; il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti; Ernesto Carbone membro della Segreteria nazionale, Responsabile P.A, Innovazione e Made in Italy, Deputato e membro della Commissione Finanze; David Ermini Segreteria nazionale, Deputato e membro della Commissione Giustizia, Commissario regionale Liguria; Francesco Bonifazi Deputato e membro della Commissione Finanze, Roger De Menech Segretario Regionale della regione Veneto; e infine, Dario Parrini, Segretario regionale Toscana, Deputato e membro della Commissione Bilancio.

Attivismo, fondazioni e scorciatoie per Palazzo Chigi: questa è la vera essenza del renzismo.

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