Salvini concede il bis


Il Decreto Sicurezza Bis, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, è stato approvato in Consiglio dei ministri. Oltre alla concessione per meriti speciali della cittadinanza italiana a Ramy Shehata e Adam El Hamami, i due ragazzini che contribuirono a sventare il dirottamento del bus scolastico il 20 marzo scorso, sono state introdotte una serie di nuove proposte che si aggiungono a quelle presenti nel decreto sicurezza approvato lo scorso 29 novembre.

Le novità introdotte sono di certo le sanzioni da 10mila a 50mila euro “per chiunque violi il divieto d’ingresso in acque territoriali” e lo stesso ministro dell’Interno, informando il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello della Difesa e la presidenza del Consiglio, potrà “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Penalità che riguarderanno il comandante, il proprietario e l’armatore, fino a prevedere il sequestro in caso di reiterazione del reato. A decidere la sanzioni non sarà la magistratura ma il prefetto territorialmente competente. Nel testo si legge che verranno stanziati circa 3 milioni di euro da qui al 2021 per l’utilizzo di agenti sotto copertura e per intercettazioni per il contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Una grossa Fetta delle nuove norme si riferiscono all’azione delle Ong impegnate nei soccorsi in mare, alcune delle quali sono state accusate da Salvini di collusioni con i trafficanti di esseri umani. Tali politiche stanno cambiando radicalmente le politiche italiane sull’immigrazione. Nel giro di qualche mese, l’Italia è passata da paese che accoglie a paese che respinge.

Che fine hanno fatto i famosi rimpatri?

Vi ricordate la frase pronunciata da Salvini nel corso della scorsa campagna elettorale sui rimpatri? Era la prima delle sue promesse elettorali: “Ci sono mezzo milione di irregolari in Italia. Con le dovute maniere vanno allontanati tutti. Altrimenti si alimenta la confusione”. Nulla è cambiato su questo. Ciò che è evidente è l’incapacità di imporsi a livello europeo. Si potrebbe iniziare recandosi al Consiglio dei ministri dell’Interno dell’UE – convocato lo scorso 7 giugno -, che prevedeva con un’agenda fitta di temi importanti come la riforma della direttiva sui rimpatri, i programmi della prossima legislatura su migranti e asilo oltre a una verifica delle misure antiterrorismo. La posizione adottata nel corso del Consiglio di Lussemburgo  prevede nuove norme più chiare e rapide per le decisioni di rimpatrio, anche quelle volontarie,  e i principi di non respingimento nel rispetto dei diritti fondamentali dei migranti. La bozza della nuova direttiva indica la possibilità di  trattare accordi di rimpatrio con paesi terzi a condizione che  rispettino pienamente i diritti umani e che abbiano ottenuto il consenso dello Stato confinante per evitare  flussi di movimenti secondari. Inoltre, il ministro dell’interno si assentato anche nei precedenti 5 Consigli convocati da dicembre fino a oggi, delegando ancora una volta il sottosegretario Nicola Molteni.

Ma si sa, è difficile resistere al fascino della piazza e ai salotti di Mediaset. In entrambi i casi, Salvini non ha perso l’occasione di lanciare le consuete accuse contro un’Europa che non fa nulla per l’Italia e che non tiene conto dell’importanza del nostro Paese. Basterebbe solo andare alle riunioni del Consiglio per farsi sentire, battere i pugni e non restare isolati da tutti i dossier europei.

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