Mi scusi Presidente


Se il maestro Gaber fosse ancora tra noi, cambierebbe la quarta riga del suo celebre “Mi scusi Presidente”. “Questa nostra patria” diventerebbe “ma questa sua carica non so che cosa sia”. Già, perché a chi si occupa quotidianamente di politica italiana o chi semplicemente legge il giornale al mattino, non sarà sfuggito l’evidente ridimensionamento della carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Fare un bilancio del modo in cui un Presidente svolge il ruolo assegnatoli dalla Costituzione è sempre difficile, soprattutto se sei il primo ministro di un paese come l’Italia. Attualmente, la sua carica risulta inconcludente e spesso ai limiti del teatrale. A volte Giuseppe Conte somiglia molto a Jim Matthews. Spieghiamo chi è. Jim interpreta il ruolo di vicepresidente degli Usa in una delle serie tv ideate dalla Netflix, House of Cards. Nel corso dell’amministrazione guidata dai Democrats, al vecchio Jim viene dato l’ingrato compito di fare ciò che per un Presidente risulta estremamente sgradevole e noioso: stringere mani, tagliare nastri e passerelle politiche.

Basta essere garante?

Andiamo per ordine. Giuseppe Conte viene nominato Presidente del Consiglio dei ministri, che secondo l’art. 95 della nostra Costituzione dovrebbe preoccuparsi di “dirigere la politica generale del Governo e ne è responsabile”.  Ad oggi, Conte non è niente di tutto questo: soppiantato dai suoi due vicepremier che nemmeno lui ha scelto di avere accanto. Diciamoci la verità. Il fatto che la linea politica, economica e sociale di un grande paese come il nostro si costruita su ciò che è stato scritto su un foglio di carta A4 con una penna, appare abbastanza imbarazzante e a tratti ambiguo. Di certo, la mano non era quella di Giuseppe Conte, che si è limitato a specificare di essere il suo ruolo di garante del contratto di governo, al fine di accertare che tutti i punti elencati su quel pezzo di carta vengano realizzati dalla maggioranza messa in piedi da Salvini e Di Maio. Ma, ad oggi, non esiste alcun articolo della Costituzione che prevede una disciplina giuridica che imponga al Presidente del Consiglio dei Ministri di svolgere tale esercizio. Sostanzialmente, si tratta di una novità introdotta dal governo giallo-verde.

Se la politica interna non prevede l’interessamento del premier Conte ma solo degli esponenti dei due partiti di governo, in politica estera non è di certo un peso massimo. Più volte in questa sede, abbiamo sottolineato l’incapacità dell’Italia di recitare un ruolo da protagonista nel dossier Libia e di far fronte in maniera seria e concreta al fenomeno migratorio, che ha caratterizzato una buona parte delle attività di questo governo. A parte qualche conferenza in cui il premier Conte si è fatto fotografare mentre poggiava la sua mano sopra quella del Generale Khalifa Haftar e quella di Al Serraj, è evidente che “l’effetto Conte” – semmai ci fosse stato – non ha sortito alcun effetto.

Dati alla mano, Giuseppe Conte è stato l’unico Presidente di un governo membro dell’Ue a non aver commentato l’esito delle elezioni europee. L’unico segnale è arrivato dalla nota di Palazzo Chigi, che parlava di uno scambio di opinioni tra il premier e Angela Merkel sull’andamento delle elezioni in tutta Europa e pare abbiano cominciato ad affrontare il tema delle nomine ai vertici delle istituzioni Ue.

È chiaro che il Presidente Conte ha dalla sua parte il fatto di non essere una figura non legata ai partiti tradizionali e fuori da qualsiasi faccenda extraistituzionali. Dopo gli anni del berlusconismo e del renzismo, l’Italia aveva la necessità di avere un premier su cui i cittadini potessero realmente contare. Un uomo del popolo. Ma in questo periodo storico non è sufficiente essere pacato e silenzioso per esser nominato miglior Presidente della storia della Repubblica. Giuseppe Conte ha fatto una scelta: rimanere dietro le quinte e lasciare carta bianca ai suoi due vicepremier. Contento lui.

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