C’eravamo tanto odiati


Ammetto di essere rimasto sorpreso nel vedere il M5s e il Pd filtrare per la composizione di un governo chiamato della “svolta”. Se dovessi riavvolgere il nastro a quando entrambi i partiti si azzannavano su tutte le piattaforme social, nei talk show e perfino negli streaming, non avrei scommesso un centesimo su un possibile accordo di governo tra queste due forze politiche. Anni di post, tweet e video in cui la politica veniva ridotta ai minimi termini. Il politichese aveva lasciato il posto ad un linguaggio barbaro e alle analisi in pieno stile bar dello sport.
Se penso ai continui attacchi di ciascun esponente del Movimento 5 stelle ai deputati e senatori del Partito democratico – sottoforma di fake news e altre pagine strampalate -, mi chiedo: cos’è scattato nella mente di ciascun membro del movimento, quando hanno deciso di optare per l’apertura ad un governo con i Dem? Si, proprio quei Democratici odiati al punto da evitare qualsiasi forma di dialogo, per poi ritrovarsi senza il proprio alleato con cui avevano stipulato un contratto di governo. L’altra parte della maggioranza difesa e salvata dai processi scomodi, ma che alla fine è stata l’artefice della crisi governo. Già, proprio la crisi innescata da Matteo Salvini che ha gettato le basi per un rimpasto della maggioranza, riportandolo lì dove può starnazzare liberamente insieme alla Meloni e al minority blabber Giovanni Toti.

In queste settimane, ho letto e sentito i 5 stelle dire che il PD di Zingaretti ha tracciato una profonda linea di demarcazione tra il Partito democratico di oggi e quello di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Beh. So che è difficile spiegare ai propri elettori che adesso il “Mai col PD” è diventato “al governo con il PD”, ma non è realmente così. È vero. Esiste una nuova classe dirigente nel Partito democratico e una nuova segretaria pendente a sinistra, ma è oltraggioso affermare che gli interlocutori a cui Grillo disse di no nel 2014, possano non avere voce in capitolo su una scelta così importante per il partito e il paese. Certo, il PD sarà meno cool, meno social e con meno scandali, ma in molti – compreso il sottoscritto – pensano che l’idea di mettere in piedi un governo con i 5 stelle arrivi proprio dalla scrivania dell’ex Premier. Matteo Renzi ha capito l’importanza per il Partito democratico di stare a stretto contatto con l’unica forza politica che è riuscita a rosicchiare e dimezzare negli anni una buona parte dell’elettorato di centrosinistra.

E per i 5 stelle? Beh, deve essere stato snervante vivere all’ombra di un partito che giorno dopo giorno oscura ogni tentativo di mettere in risalto le azioni del Movimento agli occhi degli elettori.

Però, a mio avviso, l’aspetto su cui le forze politiche protagoniste di questo nuova maggioranza dovranno porre l’accento,  è quello relativo all’importanza della condivisione di un programma fatto di idee e di proposte realizzabili nel breve periodo. Gli elettori sono stanchi di alleanze messe in piedi con parole e buoni propositi. Entrambi devono entrare in una logica comune, in cui al primo posto deve esserci il dialogo e non gli schiamazzi. Quelli già li abbiamo sentiti parecchio.

“Politica vuol dire realizzare”, sottolineava sempre Alcide De Gasperi. Al Movimento 5 stelle e al Partito democratico “l’ingrato” compito di scongiurare l’aumento automatico dell’Iva, avviare un alleggerimento del cuneo fiscale e mettere in atto una politica di gestione dei flussi migratori serie e concreta. È arrivato il momento di portare a Bruxelles alcuni dei cambiamenti al Regolamento di Dublino, al fine di chiarire ai paesi che rifiutano di partecipare al trasferimento dei richiedenti asilo che questo atteggiamento non in linea con principi su cui si fonda l’UE potrebbe far perdere loro i fondi europei. 

In questa vicenda, sarebbe del tutto illogico non attribuire i giusti meriti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarrella. Un uomo che è riuscito con il dialogo e le sue enormi capacità diplomatiche, a scongiurare l’ipotesi di un governo tecnico che avrebbe portato l’Italia verso l’ennesimo passaggio a vuoto della sua storia repubblicana.
Grazie Pres.

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