L’Iran non ha intenzione di fermarsi


Nei mesi precedenti, abbiamo posto l’accento sulle conseguenze derivanti dalla decisione degli Usa di uscire dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) firmato dall’Iran e dal “P5 + 1”, ovvero il blocco composto da Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e dagli stessi Stati Uniti, orchestrata da Obama nel 2015. Oltre agli equilibri geopolitici riguardanti il peso specifico di cui gode l’Iran nelle relazioni internazionali, è stato detto che la decisione dell’amministrazione Trump rischiava di far saltare una lunga serie di equilibri commerciali che erano stati creati allo scopo di facilitare i rapporti diplomatici tra gli Stati parte dell’accordo.

La re-imposizione delle sanzioni americane contro l’Iran e l’uscita unilaterale dall’accordo firmato dal suo predecessore, è stata considerata come espressione del desiderio del presidente Trump di “rendere l’America ancora più grande”, privilegiando l’asse con Israele e Ryad. Dall’altra parte, i paesi dell’Ue hanno sempre dichiarato la propria volontà di continuare a rispettare i termini dell’accordo con l’Iran, poiché per l’Europa il JCPOA rappresenta un’importante strumento di partnership commerciale con l’Iran compreso l’acquisto di petrolio, prodotti petroliferi e petrolchimici.

Oggi, è arrivata l’ennesima prova della volontà dell’Iran di continuare con il suo programma nucleare. Infatti, il capo dell’organizzazione per l’energia atomica ( AIEA)  di Teheran, Ali Akbar Salehi, ha dichiarato che nel corso degli ultimi 60 giorni di ultimatum ai partner Ue dell’accordo sul nucleare, l’Iran ha aumentato di circa 10 volte, portandola a 5 mila grammi, la sua produzione quotidiana di uranio.

Ciò porta il numero di centrifughe IR-6 fino a 60. Le centrifughe consentono all’Iran di produrre uranio arricchito 10 volte più velocemente rispetto ai modelli di prima generazione.

Salehi ha anche affermato che l’Iran ha sviluppato un prototipo di centrifuga che gli consentirebbe di sviluppare uranio arricchito fino a 50 volte più velocemente.

Come sappiamo, Teheran aveva annunciato all’inizio di settembre che non avrebbe rispettato l’accordo nucleare e che avrebbe ripreso l’arricchimento del suo uranio se entro 60 giorni i partner del JCPOA non accetteranno di soddisfare le sue richieste in ambito petrolifero e bancario.

Nel frattempo a Teheran

Al grido di “abbasso gli Stati Uniti” e “abbasso Israele”, i manifestanti iraniani hanno dato fuoco stamani alle bandiere dei due Paesi durante il raduno per il quarantesimo anniversario dell’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran, che diede inizio alla crisi degli ostaggi.

Alcuni manifestanti si sono travestiti da “nemici” della Repubblica islamica, interpretando anche il presidente Usa Donald Trump, legato come un prigioniero. “L’Iran considera gli Usa come il nemico numero uno dell’umanità e sottolinea la resistenza ai complotti satanici degli Stati Uniti corrotti e dei loro alleati”, recita un comunicato diffuso dai dimostranti. Nel testo si fa riferimento alla volontà di una fetta del popolo iraniano di respingere ogni trattativa con gli USa e denunciano la malvagità” di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, accusandoli di aver fomentato le proteste in Libano e Iraq per dividere “l’asse della resistenza”.

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