Libia, l’Italia tra due fuochi


Con due importanti leader al comando, la Libia è sicuramente uno dei tanti paesi in cui regna l’instabilità e l’incomprensione. Negli anni, l’Italia ha cercato di mediare tra le due anime presenti nella Libia di oggi: da un lato il maresciallo Haftar, Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore del governo cirenaico che gode dell’effettività su parte del territorio e della popolazione; dall’altro lato, Al Serraj a capo del Governo di Riconciliazione Nazionale, riconosciuto dalla popolazione libica puramente come sindaco regionale, con scarsa effettività e capacità decisionale in loco, nonostante goda comunque dell’appoggio delle Nazioni Unite come interlocutore principale sul territorio.

I legami Italia-Libia

Il legame tra Italia e Libia ha sempre avuto un andamento altalenante e a tratti occasionale con momenti di estrema vicinanza, guidati da interessi economici, petroliferi e legati alla sicurezza delle frontiere. Negli ultimi anni queste relazioni hanno subito profonde modifiche soprattutto dopo la morte di Gheddafi, quando il governo italiano noto per il suo rapporto di amicizia con il comandante libico ha deciso di appoggiare l’intervento della Nato.

In quel preciso istante, l’Italia perse il suo interlocutore privilegiato e le relazioni sono entrate in uno stato di impasse diplomatico da cui è difficile individuare una netta via d’uscita. Solo con il governo Gentiloni a Palazzo Chigi, i due paesi ritrovano la via della diplomazia e mettono nero su bianco i presupposti per la firma di un “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”.

Tale accordo prevede l’esternalizzazione delle frontiere italiane attraverso la predisposizione di campi di accoglienza temporanei sul suolo libico. Tali centri sono tuttora sotto l’esclusivo controllo del Ministero dell’Interno libico che si occupa di valutare ogni singola situazione disponendo il rimpatrio o il rientro volontario nel paese d’origine.

Il Memorandum

Il Memorandum intente trovare soluzioni ragionevoli all’immigrazione clandestina, alla lotta contro il terrorismo, alla tratta degli esseri umani e al contrabbando di carburante. Se non fosse per i dati che ci arrivano da Human Rights Watch, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e da Amnesty International, in cui si riscontrano estese e ripetute violazioni dei diritti umani, tutto sarebbe perfetto.

Invece, i campi di accoglienza sparsi su buona parte del territorio libico sono diventati delle prigioni a cielo aperto gestite da milizie e mercenari che non liberano i prigionieri finché non ricevono un riscatto dalle famiglie, tutto avviene sotto “l’egida” dell’Italia e dell’UE.

Cosa bisogna aspettarsi dalle elezioni

Il 2019 è l’anno delle elezioni in Libia, fortemente volute dal leader Al Serraj al fine di riunificare il paese. In occasione del Meeting di Palermo nel 2018 con la presenza di entrambi gli esponenti delle due fazioni libiche, incontrati dal Presidente del Consiglio Conte e da altri leader europei, il Presidente francese Macron non aveva mancato di dimostrare la sua disponibilità e il suo sostegno nel tentativo di arginare gli scontri tra le tribù e le milizie presenti sul territorio portando il paese verso un processo di unificazione sotto un unico interlocutore attraverso un accordo tra Al-Serraj e Haftar.

Quello che sconvolge, ma che non lascia del tutto sorpresi, è che dietro la disponibilità della Francia si stia giocando un’altra partita sulle sorti del paese, palesando a tratti il suo appoggio nei confronti di Haftar.

Il Comandante e Russia ed Emirati

Il Comandante libico sostenuto dai nostri vicini d’oltralpe, dalla Russia e dagli Emirati Arabi nel tentativo di assumere il controllo dell’intero paese e dei principali giacimenti è riuscito ad occupare il sito petrolifero gestito da una join venture tra Eni e la National Oil Corporation di El Feel, il sito di El Sharara che ha una capacità estrattiva di 300 mila barili al giorno.

Aspetto che interessa non poco i francesi. In questa cornice di interessi politici, economici ed energetici, la popolazione ha l’impressione che si stia ritornando agli anni orribili del 2006 e 2007, in cui la completa mancanza di generi alimentari, di una situazione estremamente antidemocratica e umiliante per i libici regnavano sovrani.

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