La storia di Carlos


Carlos è un pescatore siciliano. Tutte le mattine si sveglia, prende la sua barca carica di attrezzi da pesca e si dirige al largo delle coste della sua bella isola a cui è molto legato. Qualche giorno fa, Carlos si è imbattuto in una vicenda molto particolare. Erano le 12 e 34 minuti quando si accorge di un barcone con a bordo 10 migranti provenienti dalla Libia in balia del mare e del sole cocente. A quel punto, Carlos decide di avvicinarsi e aiutare le persone presenti sul barcone. Un gesto che si aggiunge a tutti quelli che negli ultimi anni hanno visto il coinvolgimento della guardia costiera, le organizzazioni internazionali e tutte le autorità che quasi ogni giorno forniscono assistenza nel Mediterraneo.

Sembra strano ma questa storia ha un paradosso. Qualora il nostro pescatore dall’animo solidale si trovasse nella stessa identica situazione, ovvero nella necessità di prestare soccorso ad un gruppo di persone fuggite da un paese diventato un vero polverone, violerebbe quello che abbiamo imparato a conoscere come il “Decreto sicurezza bis” promosso dal ministro dell’interno, Matteo Salvini. Infatti, l’articolo 1 il decreto sicurezza ‘bis stabilisce che il ministro può  “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza. Inoltre, in caso di violazione da parte del comandante di una nave dei divieti e delle limitazioni disposte dal ministro dell’Interno, l’articolo 1 prevede una sanzione amministrativa che va da 150 mila a 1 milione di euro. Come sanzione aggiuntiva è stabilita anche la confisca della nave, preceduta dal sequestro immediato.

Come sappiamo, una grossa fetta delle nuove norme in materia di migrazione si riferiscono all’azione delle Ong impegnate nei soccorsi in mare, alcune delle quali sono state accusate da Salvini di collusioni con i trafficanti di esseri umani. Nel giro di qualche mese, l’Italia è passata da paese che accoglie a paese che respinge

Tali provvedimenti non solo metterebbero il nostro Carlos sul lastrico solo per aver aiutato un gruppo di persone in preda alla disperazione e alla paura di annegare ad aggrapparsi alla sua barca, ma andrebbero ad infliggere un colpo micidiale allo Stato di diritto e a quello che la nostra costituzione chiama solidarietà: fattore essenziale che contribuisce allo sviluppo di ogni singola persona umana.

La vicenda romanzata di Carlos evidenzia la deriva autoritaria voluta dal ministro Salvini, a cui nessun’altro membro della maggioranza si è opposto. La scelta è chiara: non si salvano più vite in mare. Il silenzio del Movimento 5 stelle è assordante tanto quanto il rumore provocato da un martello pneumatico. Di questi tempi meglio dedicarsi alla “nobile” arte del compromesso per evitare di perdere la comoda poltrona della Camera e del Senato. Di Maio&co sanno benissimo che il loro elettorato verrà risucchiato dalla Lega di Salvini alle prossime elezioni e del Movimento rimarrà solo un vago ricordo.



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