La politica oltre il Decreto Sicurezza


Quando il famigerato “Decreto Sicurezza Bis”, fortemente voluto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, venne approvato in Consiglio dei ministri, la maggior parte degli analisti politici e i semplici appassionati al tema della politica in materia di migrazione – come il sottoscritto – erano curiosi di capire quale strategia avrebbe adottato il governo “giallo-verde” riguardo ai rimpatri. Oltre al noto immobilismo dei 5 stelle su temi così “impegnativi”, si registrò la solita propaganda di governo in salsa leghista e un numero di rimpatri di gran lunga inferiore al mezzo milione di irregolari presenti sul territorio italiano che – a detta dell’ex ministro – avrebbero dovuto fare le valigie ed essere allontanati immediatamente dal nostro paese.

Uno dei pochi aspetti positivi presenti nel Decreto sicurezza bis riguardava la necessità di stilare una lista di Paesi sicuri, sulla base delle informazioni fornite da organizzazioni internazionali che conoscono alla perfezione le realtà presenti sui paesi interessati dal fenomeno migratorio. Cosa vuol dire questo. Sostanzialmente, accertarsi che il cittadino da rimpatriare, una volta fatto rientro nel paese d’origine, non sia nuovamente perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica. Di conseguenza, spetta al richiedente asilo – e solo a lui – dimostrare l’esistenza di gravi motivi per cui la sua vita sarebbe messa in pericolo da un eventuale ritorno nel Paese di origine.

Nel corso delle riunioni, i tecnici che hanno lavorato alla sua compilazione della lista presentata dal ministro degli Esteri, Di Maio, e dal ministro della Giustizia Bonafede, hanno individuato 13: Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina. «Sui circa 7.000 arrivi di quest’anno, oltre un terzo viene da uno di questi Paesi», ha spiegato Di Maio. Anche se nella lista dei 7.872 migranti arrivati in Italia dal primo gennaio al 30 settembre, solo cinque dei Paesi che figurano nell’elenco, ovvero Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal e Ghana, per un totale di 3.223 persone.

Le coperture per i rimpatri verranno garantiti da un fondo messo a disposizione di cui non è chiara l’entità, visto che il titolare della Farnesina, ha specificato che i fondi non saranno esclusivamente delle spese di rimpatrio ma permetteranno l’implementazione di accordi attraverso progetti di cooperazione allo sviluppo.

Da qui, è necessario soffermarsi su due punti. In primis, alcune riflessioni sulla situazione presente in Kosovo, visto che l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per il Kosovo, Martti Ahtisaari, ha ribadito nel suo ultimo rapporto che le posizioni della Serbia e del governo guidato dall’etnia albanese rimangono diametralmente opposte in merito al futuro della provincia serba a maggioranza albanese, posta sotto la supervisione della comunità mondiale, da quando nel 1999 le forze occidentali costrinsero le truppe jugoslave a ritirarsi. Quindi, è difficile considerare in che misura il Kosovo possa essere indicato come un paese sicuro.

Il secondo punto riguarda la scelta corretta del governo di non inserire paesi come la Libia e l’Egitto ritenuti poco sicuri anche da Di Maio. Una decisione che somiglia ad un buffetto per quelli che consideravano la Libia un porto sicuro, non prendendo in considerazione i crimini documentati e riassunti nelle 17 pagine che Antonio Guterres ha messo nero su bianco, dopo avere raccolto le informazioni di tutte le agenzie Onu sul campo, coordinate dall’Unsmil, la missione delle Nazioni Unite a Tripoli. Inoltre, entro novembre, il procuratore internazionale Fatou Bensouda depositerà un aggiornamento sulle investigazioni, ma dalla relazione di Guterres è facile prevedere alcuni dei capi d’accusa, ovvero Perdita della libertà e detenzione arbitraria in luoghi di detenzione ufficiali e non ufficiali; tortura, compresa la violenza sessuale; rapimento per riscatto; estorsione; lavoro forzato; uccisioni illegali. I migranti hanno continuato a essere detenuti in sovraffollamento, in condizioni disumane e degradanti, con cibo, acqua e cure mediche insufficienti e servizi igienico-sanitari molto scarsi.

Al momento l’Italia ha sottoscritto accordi con soli quattro paesi: Tunisia, Egitto, Nigeria e Marocco: quest’ultimo ancora da ratificare. Di Maio ha promesso missioni all’estero mirate a convincere altri governi dei Paesi di origine a collaborare, poiché senza accordi si ritornerebbe a quella odiosa propaganda che alimenterebbe le giornate noiose di qualcuno con molto tempo libero a disposizione.

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