La Francia blocca negoziati Ue con Albania e Macedonia del Nord


Il prossimo vertice Ue, salvo colpi di scena, non sarà in grado di dare il via libera all’ulteriore allargamento europeo ai due Paesi balcanici candidati all’adesione: Albania e la Macedonia del Nord: nonostante una grande maggioranza dei partner europei sia a favore della raccomandazione formulata dalla Commissione. 

Oltre alla Francia, a frenare sono anche i Paesi Bassi e la Danimarca, contrari però solo all’Albania. Il veto della Francia blocca l’avvio dei negoziati d’adesione all’Ue con l’Albania e la Macedonia del Nord, mettendo in dubbio l’intero processo di allargamento europeo.

I ripetuti appelli della Commissione e del Parlamento Ue e i messaggi da Tirana e Skopje, non sembrano aver sortito alcun effetto sul presidente francese, il quale continua a chiedere di riformare prima l’intera macchina decisionale Ue per dare all’allargamento maggiore credibilità.

L’ultima carta sul tavolo per far cambiare idea al presidente francese l’ha messa la Finlandia. Si tratta di proporre il cosiddetto decoupling, ovvero la possibilità di separare il caso dell’ Albania e quello della Macedonia del Nord. 

Ma l’opzione di dividere i destini dei due Paesi non sembra però trovare il favore di Parigi, e anche di alcuni Stati come l’Italia, che vorrebbero una via libera per entrambi.

«Sfortunatamente, non ci sono segnali positivi per una decisione odierna sull’avvio dei negoziati d’adesione all’Ue per Albania e Macedonia del Nord», così la presidente designata della Commissione europea, Ursula von der Leyen, arrivando al vertice dei leader Ue

Scena già vista

Nel dicembre 2004 venne fissata la data d’inizio dei negoziati per il 3 Ottobre 2005, in vista di un possibile ingresso della Turchia nella comunità europea, allegando però non poche misure precauzionali.

Nel frattempo la Germania e l’Austria spingevano affinché si prendesse in considerazione la possibilità di creare una sorta di partnership privilegiata con la Turchia, piuttosto che concederle la piena adesione alla Unione.

Questa, non fu di certo l’unica esitazione da parte dei paesi membri, visto che sulla sua strada verso l’Europa, la Turchia ha incontrato l’opposizione di alcuni paesi che – ad intermittenza – si sono opposti al suo ingresso.

Tra questi, le argomentazioni da richiamare sono sicuramente quelle di Germania e Francia, a cui vanno aggiunte Austria, Grecia e Repubblica di Cipro.

Se già nel 2002, il Presidente greco George Papandreou espresse la sua volontà nel togliere il veto all’entrata di Ankara nell’Ue e auspicando ilsuperamento di contrasti con gli altri membri, l’atteggiamento della Cancelliera tedesca Angela Merkel andava nella direzione opposta.

L’ostilità della Germania aveva un duplice significato: oltre alle motivazioni di matrice religiosa, vi erano degli aspetti di natura politica.

Aspetti che avrebbero compromesso la leadership esercitata dalla Germania all’interno del Parlamento Europeo, in seguito ad un probabile incremento demografico in Turchia che andrebbe a superare il numero di europarlamentari tedeschi.

Anche l’ex presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy espresse la sua contrarierà sull’ingresso di Ankara per via di questioni legate alla posizione geografica occupata dalla Turchia, poiché secondo lui si trova più vicina all’Asia Minore che in Europa.

È chiaro dietro alle dichiarazioni elusive dell’ex Presidente francese ci sono delle ragioni politiche, visto che una grossa fetta del suo elettorato conservatore non vedeva affatto di buon occhio l’ingresso della Turchia nell’Unione e la mescolanza dei valori cristiani con quelli musulmani. Proprio a causa dell’atteggiamento francese durante la presidenza di Sarkozy, la Francia pose il veto su alcuni capitoli negoziali.

Leave a Comment


Your email address will not be published.