La forza degli striscioni


Se dovessimo analizzare la situazione italiana degli ultimi vent’anni, la personalizzazione della politica è una circostanza che sta marcando, e che continuerà a marcare il processo politico del nostro paese, segnando il superamento di uno standard comunicativo fondato sulla figura di riferimento del partito.

A questo proposito, se prendessimo in considerazione il celebre “Yes, we can” della campagna per le primarie americane di Barack Obama, gli innumerevoli gli slogan della Leopolda che hanno accompagnato l’ascesa di Matteo Renzi in Italia e le T-shirt di Matteo Salvini con su scritto i nomi di ogni città italiana in cui il leader della Lega si recava nel corso della sua campagna, si nota subito come questa strategia non sia tanto un discorso politico, quanto un veicolo di identificazione con il personaggio che riesce ad intrufolarsi nella mente degli elettori.

Nonostante la solida maggioranza di cui gode il governo giallo-verde, era evidente che alcuni dei temi trattati in campagna elettorale avrebbero trovato l’opposizione di partiti, movimenti e di chi non risulta legato a nessuna compagine politica presente nel panorama politico italiano.

Proprio da quest’ultimi, è nata una nuova forma di protesta capace di oscurare anche l’azione del governo: gli striscioni appesi ai balconi di casa con delle scritte – spesso ingiuriose – nei confronti del leader della Lega e delle sue politiche messe in atto negli ultimi mesi dal suo dicastero. Ma cosa rappresentano davvero gli striscioni?

L’unica forma di opposizione

In un momento in cui i partiti di opposizione fanno fatica a tenere il passo frenetico che la Lega ha imposto negli anni, questa nuova modalità di manifestare il proprio pensiero sta trasformando non solo il modo di far opposizione al governo Lega-5 stelle, ma soprattutto ha sferrato un cazzotto al mondo della consulenza politica che da anni esercita un ruolo di notevole importanza per qualsiasi politico.

E’ impressionate come un fenomeno che si palesa nelle case degli italiani e le foto pubblicate sotto forma di post sui social network, rappresentino l’unica vera forma di opposizione ai temi proposti da Matteo Salvini fin dal suo arrivo a Palazzo Chigi.

Come se la gente che si oppone a questo modo di fare politica, si fosse accorta della difficoltà di ottenere la stessa notorietà di cui gode Salvini sui social e abbia deciso di mettersi in proprio creando non solo un modo “fai da te” di manifestare il proprio dissenso con un pezzo di stoffa e un pennarello colorato, ma soprattutto utilizzando la stessa strategia di comunicazione adoperata dal segretario della Lega con l’aggiunta di un pizzico di satira che male non fa.

Naturalmente, il pericolo che le maglie e gli striscioni potessero attivare un circolo vizioso in cui la politica viene scambiata per una roba da stadio, è un rischio che sia Salvini sia il popolo dello striscione hanno accettato e messo in preventivo, compreso l’uso di un linguaggio spesso inadeguato.

Del resto, le espressioni da Curva Nord hanno caratterizzato il ciclo della Lega targato Matteo Salvini, in un periodo storico in cui l’idea che la politica possa essere trasformata in qualcosa di divertente e godibile ha facile appeal sull’elettorato instabile, specialmente in sistemi elettorali a forte competizione tra personalità più che tra idee o schieramenti.

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