La democrazia degli altri di Amartya Sen


“La democrazia ha esigenze complesse, fra cui, naturalmente, lo svolgimento di elezioni e l’accettazione del loro risultato, ma richiede inoltre la protezione dei diritti e delle libertà, il rispetto della legalità, nonché la garanzia di libere discussioni e di una circolazione senza censura delle notizie. In realtà, anche le elezioni possono essere del tutto inutili senza aver offerto alle diverse parti un’adeguata opportunità per presentare le loro posizioni, o senza concedere all’elettorato la possibilità di avere accesso alle notizie e alle opinioni di tutti i contendenti. La democrazia esige un impegno costante, e non un semplice meccanismo (come il governo della maggioranza), indipendente e isolato da tutto il resto”.

Da questi spunti, l’economista, filosofo e accademico indiano, Premio Nobel per l’economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University, Amartya Sen illustra l’esistenza di tradizioni democratiche in paesi attualmente oppressi da regimi totalitari. Nel suo libro “La democrazia degli altri”, Amartya Sen ci suggerisce di esplorare e sviluppare i diversi aspetti della democrazia che sono anche i valori condivisi dalla storia dell’intera umanità.

Amartya Sen (Santiniketan,1933), economista indiano Premio Nobel 1998 per l’economia è a tutti gli effetti un maestro del pensiero contemporaneo. Tra le sue opere, tradotte in tutte le lingue del mondo, ricordiamo: “Identità e violenza”, “La libertà individuale come impegno sociale”, “Globalizzazione e libertà”.

Il libro di Amartya Sen cita la coalizione occidentale intervenuta nell’Iraq di Saddam Hussein, con le sue ambiguità negli obiettivi dell’occupazione e la mancata chiarezza nel processo di democraticizzazione.

Esportare la democrazia vorrebbe dire diffondere un valore di cui l’Occidente vanta l’esclusiva e la primogenitura”.

Il nobel indiano contesta questa visione della democrazia, peraltro spesso usata per fini tutt’altro che umanitari, proponendo esempi che svelano una realtà ben diversa. Il processo di democratizzazione, ovvero il terreno dei processi attraverso i quali si può rendere più o meno democratico un paese, resta pertanto l’utopia più ambiziosa da realizzarsi: casi più emblematici e difficili come quello iracheno e afgano.

Un libro che risulta essere una sorta di invito alla creazione di un dibattito, che ha l’obiettivo di creare le basi per una democrazia reale ed universale, che non può essere evitato “in virtù di un presunto tabù culturale, o di supposte predisposizioni caratteristiche di ogni civiltà, retaggio ineludibile dei nostri rispettivi passati”.

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