Israele, al via le consultazioni per il nuovo Premier


Nei giorni scorsi, sono iniziate le consultazioni del Capo dello Stato Reuven Rivlin, che porteranno alla formazione di un nuovo governo. Come sappiamo, il risultato delle elezioni in Israele ha consegnato la vittoria al suo Presidente uscente: Benjamin Netanyahu, è riuscito ad ottenere il suo quinto mandato come Primo ministro dello stato ebraico.

Non senza una dura lotta fino all’ultimo seggio con il candidato della coalizione centrista “Blu Bianco” di Gantz. Dopo le elezioni, il premier Benyamin Netanyahu aveva incassato la fiducia e il sostegno di due partiti ortodossi – Shas e Fronte della Torah – per costituire un nuovo governo. Attualmente infatti potrebbe contare sulla maggioranza dei seggi all’interno del Knisset.

Ieri il Presidente Rivlin ha ricevuto la delegazione del partito ‘Blu-Bianco’. Al fine di accertare la disponibilità del partito – arrivato secondo alle elezioni – si sta verificando la formazione di un governo “di concordia” con il Likud nel supremo interesse del Paese.

Il rappresentate del partito ‘Blu-Bianco’, l’ex capo di Stato maggiore Gaby Ashkenazy, ha fatto sapere che il partito non accetterà la formazione di un governo che preveda l’assegnazione dell’incarico al leader del Likud Netanyahu, poiché ritengono che il loro leader Gantz sia la persona adatta a ricevere tale responsabilità.


Nelle condizioni politiche attuali non potremmo far parte di un governo guidato da Netanyahu”

nelle prossime ore…

Nelle prossime ore, il Presidente Rivlin incontrerà tutti i rappresentanti degli altri 10 partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, assicurandosi un posto nel Parlamento israeliano. E’ chiaro che Rivlin darà l’incarico al candidato premier che ha più chance di formare una coalizione, che possa garantire stabilità al paese. In quest’ottica, Netanyahu, con il sostegno di tutti i partiti di destra e religiosi, si assicurerebbe 65 seggi, riuscendo così a ottenere e superare la maggioranza di 61 seggi, rispetto a Gantz che si fermerebbe a 51 insieme a tutto il blocco di sinistra e il voto delle minoranze arabe.

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