Il quantitative easing alle porte?


Il Quantitative Easing (QE) è una politica monetaria espansiva, attuata dal governatore della Bce uscente Mario Draghi, che ha permesso tra il 2015 ed il 2018 la crescita economica nei paesi dove gli investimenti erano impediti da condizioni sfavorevoli per investitori e banche nel prendere o concedere prestiti e mutui. Tuttavia, questo scenario può e dovrebbe cambiare, ed anche in tempi brevi. Gli economisti hanno individuato nell’alleggerimento quantitativo un supporto agli Stati che hanno difficoltà a sostenere e a rinnovare il proprio debito pubblico.
Il prossimo 2 ottobre 2019, inizierà il percorso che porterà alla revisione dei benchmark di riferimento sui tassi di interesse. Gli imputati in questione nella riforma della bce sono l’Eonia e l’Euribor. L’Eonia Euro OverNight Index Average, ovvero il tasso medio a cui le banche negoziano overnight le operazioni di finanziamento non garantite, cederà il suo posto all’Ester che ne assumerà il posto dal 2 ottobre, data in cui l’Eonia smetterà di essere calcolato, rimanendo tuttavia ottenibile +8,5 punti base al nuovo tasso. Nel dettaglio, a differenza dell’heartbeat Eonia, l’Ester amplia il campo di rilevazione dei tassi ad un numero più elevato di banche la cui partecipazione al campione era prima di natura volontaria. Inoltre si dota di clausole di salvaguardia nei casi in cui vi sia una concentrazione eccessiva in un numero ristretto di banche.

Una volontà da parte della massima autorità di politica monetaria, di razionalizzare i vecchi benchmark e rendendoli parte di un processo di calcolo più ampio e maggiormente rispecchiante la moderna situazione del mercato. Proprio su questo nuovo benchmark che si adatteranno le misure delle banche sul pricing e la scelta dei tassi di interesse su prestiti e mutui dei consumatori italiani.

Il cambiamento dell’Euribor (tasso a cui le banche si scambiano depositi nell’euro zona) consisterà in una rilevazione di tipo misto a tre livelli che proverà ad evitare comportamenti fraudolenti da parte degli operatori che hanno manipolato il suo funzionamento per un suo oramai obsoleto basato sulla rilevazione di scambi interbancari con scadenze diverse.

La razionalizzazione o ibridizzazione dell’Euribor lo rende ora rilevabile tramite le transazioni effettivamente svolte nella giornata ma, in assenza di sufficiente campione, si muove elasticamente in una rilevazione su un arco di temporale più ampio e nel caso più raro di un’ ulteriore assenza di questi dati, si affida a stime trasmesse dal panel di banche nel sistema.

Cosa cambia oggi?

La manovra avrà un conto salato per le banche che è stimato intorno ai 2 miliardi solo per le banche italiane: sintomo non indifferente di una manovra atta ad essere tutt’altro che espansiva a differenza di quanto ci comunica la neo incaricata governatrice della Bce, Christine Lagarde. Per i consumatori, al momento nulla. La manovra inciderà sui titoli di Stato mentre si prevede che per le banche incassino il colpo ma ricevendo chiaramente il messaggio. Essa sarà principalmente un monito per le banche, che sono chiamate a sforzi di tipo industrial-organizzativo per trovare la quadra in funzione dei cambiamenti che potremmo vedere già dalla metà del 2021 con la tangibile possibilità di un aumento dei tassi di interesse su prodotti finanziari e mutui ponendo fine alla lunga politica di quantitative easing che ad oggi ci accompagna dal 2015 ed in termini reali non potrà durare ancora per molto.

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