Vi confido una cosa. In queste calde sere d’estate, in cui si dice che la politica vada in vacanza, ho dedicato un po del mio tempo alla serie tv Černobyl’, in cui si racconta la portata devastante dell’incidente nella centrale nucleare verificatosi nell’Ucraina sovietica del 1986.

Una storia che oltre a delineare una delle cause del crollo dell’Unione sovietica di Michail Gorbačëv, a mio avviso mette in evidenza una buona quantità di cinismo presente in alcuni personaggi della serie tv, sprezzanti del pericolo e ignari delle conseguenze che alcune scelte avrebbero portato.

La stessa freddezza e impassibilità l’ho ritrovata – in parte – nelle scelte operate dal ministero degli interni di questo governo in materia di migrazione. Per esempio, quando la Tunisia e la Libia vengono indicati come porti sicuri in cui rimandare indietro i migranti, violando qualsiasi principio legato al diritto internazionale. Oppure, la sfrontatezza nell’affermare che le navi delle Ong con a bordo i migranti andrebbero sequestrate e affondate.

Un cinismo che si ritrova anche nella risposta che il titolare del dicastero ha fornito via Facebook, riguardo i rapporti della Lega con la Russia di Vladimir Putin e il sospetto di finanziamenti segreti da Mosca al partito di Matteo Salvini. “Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno", dice Salvini, né a Mosca, nell’ottobre 2018, né a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin. Eppure, dovrebbe saperlo visto che è il segretario di un partito che si trova al governo del paese da due anni circa.

Sovranisti solo in Europa

Contrastare il dominio di Francia e Germania e i buoni propositi di integrazione sottoscritti qualche mese fa da Emmanuel Macron e Angela Merkel ad Aquisgrana, sono stati i punti programmatici della Lega di Salvini per tutta la scorsa campagna elettorale, attirando l’attenzione di altri movimenti sovranisti sparsi in Europa.

E’ chiaro che la Russia attendesse con ansia l’esito delle elezioni europee e il risultato dei partiti nazionalisti ed euroscettici, puntando sugli Orban, sui Salvini, sulle Le Pen di turno. Dunque che ci sia dialogo fra i partiti di questi leader ed esponenti russi è ovvio, legittimo e inevitabile.

Meno ovvio, sarebbe il flusso di denaro, ancora tutto da dimostrare, che andrebbe ad arricchire le casse dei partiti che parlano di sovranismo, mediante l’attivazione di una serie di accordi di cui l’opinione pubblica non viene quasi mai informata. Sui presunti 65 milioni di dollari che Savoini avrebbe cercato di procurare alla Lega, il compagno Salvinov resta netto: “Non ho mai avuto bisogno di chiedere o avere soldi da nessuno all’estero". E sul ruolo di Savoini nella vicenda e sul perchè si trovasse a Mosca afferma: “Non lo so, chiedetelo a lui, io parlo a nome mio, è ridicolo tutto quello che leggo".

“Scusate il ritardo, stavo nascondendo i rubli sotto il cuscino”. 

Con questa battuta, Matteo Salvini ha aperto la conferenza stampa di ieri al Viminale. Un atteggiamento quello del ministro degli interni a cui siamo abituati e che per il momento lo premia, in attesa che la Procura di Milano faccia chiarezza nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti russi alla Lega.

Nell’ipotesi di corruzione internazionale contestata dalla Procura di Milano, i pm dovranno verificare se nella presunta compravendita di petrolio una parte del prezzo, oltre a quella che, stando alla registrazione audio pubblicata da BuzzFeed, doveva finire proprio nelle casse della Lega.

Di certo gli unici denari nascosti sotto il cuscino verde in cui il compagno poggia la sua testa ogni notte sono i 49 milioni di euro frutto della truffa ai danni dello Stato architettata da Umberto Bossi e Francesco Belsito, al fine di far sparire il tesoro della bella padania e a farlo riapparire sotto mentite spoglie, fresco e pronto per essere utilizzato.

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