Turchia, Erdoğan contro il comune di Berceto


In queste ore, si parla esclusivamente della questione relativa all’intervento della Turchia in Siria, che potrebbe innescare una nuova escalation di violenze.

A tenere banco è anche la vicenda relativa alla concessione della cittadinanza onoraria del comune di Berceto, in provincia di Parma, ad Abdullah Öcalan, il leader del Pkk curdo detenuto da vent’anni nell’isola-prigione turca di Imrali.

Iniziativa che non è piaciuta affatto al governo del Reis, Recep Tayyip Erdoğan.

Infatti, nella giornata di ieri, il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara Massimo Gaiani per esprimergli la “forte condanna” del governo di Erdoğan per l’attribuzione della cittadinanza all’ex leader del PKK.

Quando si difendono ideali e diritti non bisogna avere paura“, commenta il sindaco di Berceto, Luigi Lucchi. Sabato, ricorda all’ANSA, “abbiamo dato la cittadinanza non solo a Öcalan, ma anche alla nazione curda e lo abbiamo fatto con una relazione del professor Franco Cardini.

Non lo considero un noto bolscevico…“. “E’ vero – prosegue – che Berceto è importante, ma per far scoppiare una crisi internazionale tra Turchia e Italia dovrei avere un ruolo che non credo di avere, e che mi viene attribuito solo dalla Turchia”.

In una nota, il ministero degli Esteri turco definisce “inaccettabile qualsiasi iniziativa di legittimazione del capo del PKK, che ha brutalmente massacrato 40 mila persone innocenti e che rientra nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue“.

Come sappiamo, la questione curda riguarda l’Iraq l’Iran, la Siria e in particolare la Turchia e rappresenta uno dei grandi problemi tuttora irrisolti del Medio Oriente.

Il conflitto tra lo Stato turco e il movimento di liberazione curdo continua ancora. In questo conflitto fino ad ora hanno perso la vita più di 40.000 persone.

Circa 4500 villaggi sono stati evacuati o distrutti, milioni di uomini e donne trasformati in profughi.

In passato, il governo turco ha condotto trattative con Öcalan per due anni e mezzo, fino a quando il tribunale per la sicurezza dello Stato di Ankara decise di emettere una sentenza nei confronti di Abdullah Ocalan per tradimento e attentato all’unità e alla sovranità dello stato turco.

Öcalan fu condannato alla pena di morte, in base all’articolo 125 del codice penale turco, accusato di essere il maggior responsabile di tutti gli atti terroristici compiuti dal PKK e la morte di migliaia di persone.

La condanna non venne applicata, poiché il governo di Bulent Ecevit, allora presidente della Turchia ed esponente del Partito Popolare Repubblicano e in seguito del Partito della Sinistra Democratica, si oppose per evitare di compromettere le trattative tra la Turchia e al Comunità Europea per un possibile ingresso di Ankara.

Di Abdullah Öcalan ricordiamo il suo arrivo in Italia nel periodo del governo guidato da Massimo D’Alema. La gestione del caso fu molto criticata, per via delle modalità di arrivo e di accoglienza dello stesso Öcalan.

Il governo italiano fu accusato di aver trascurato gli articoli 10 e 26 della Costituzione, che regolano il diritto d’asilo e vietano l’estradizione passiva, escludendola nel caso di reati politici.

Alla fine, Öcalan lasciò il paese. Dopo una serie di pressioni internazionali mediante una procedura che venne chiamata “allontanamento volontario”, ma rimangono delle ombre su questa vicenda che in qualche modo ha visto protagonista anche l’Italia.

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