Caso Regeni, spunta un testimone del sequestro


La vicenda che ha coinvolto Giulio Regeni si arricchisce di un ulteriore inquietante capitolo. Uno dei funzionari della National Security egiziana, il servizio segreto civile del Presidente Al-Sīsī , già sospettato del sequestro del giovane, seduto al tavolo di un pranzo, avrebbe parlato dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche e del sequestro di Giulio Regeni. Durante la conversazione, l’ufficiale della security egiziana avrebbe confidato di aver contribuito al pestaggio di Regeni, scambiato per una spia del regime.



Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso e lo abbiamo picchiato”.


La verità

L’uccisione di Giulio Regeni è oggetto di dibattito politico e motivo di continue tensioni diplomatiche tra Italia ed Egitto. Dopo aver lavorato presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, Regeni stava conseguendo un dottorato di ricerca presso il Girton College e si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo. Durante la sua permanenza nella capitale egiziana, trova anche il tempo di collaborare per “Il Manifesto” e in molti dei suoi articoli, sotto lo pseudonimo di Antonio Druis, descriveva la tragica e difficile situazione sindacale egiziana dopo la cosiddetta “Primavera araba” dello scorso 2011. Insomma, un ragazzo estremamente preparato, che con le sue ricerche voleva far chiarezza sul regime guidato dal Presidente Al-Sīsī.

Naturalmente, la vicenda di Giulio Regeni ha suscitato parecchia attenzione anche all’interno dei palazzi del potere e soprattutto nelle piazze di tutta Italia e d’Europa. Come non ricordare la protesta di oltre 4.600 accademici, che hanno firmato una petizione per chiedere un’inchiesta sulla sua morte e sulle numerose sparizioni che si verificano in Egitto ogni anno. “Amnesty International Italia” insieme ad altre organizzazione internazionali a scopo umanitario, hanno lanciato diverse campagne che vanno dalla Sicilia fino al nord Italia, allo scopo di chiedere giustizia per un ragazzo che avrebbe sicuramente dato un contributo importante al suo paese.


 

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