Carola è libera. Ma il problema è sempre lo stesso.


Carola è libera. La capitana della Sea Watch 3 che venerdì notte ha deciso di far sbarcare sul molo di Lampedusa i migranti soccorsi davanti alle acque libiche, ignorando il divieto, l’Alt della Finanza e urtando contro il molo la motovedetta con 5 finanzieri a bordo, non è più sottoposta al regime previsto dagli arresti domiciliari.

Lo ha deciso il Gip di Agrigento, Alessandra Vella, che non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch 3, escludendo così il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una scriminante, legata all’aver agito all’adempimento di un dovere, ovvero quello di salvare vite umane in mare. La nave non verrà affondata, con buona pace della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Inoltre, è stata bocciata la richiesta di divieto di dimora in provincia di Agrigento e nei porti di competenza di Lampedusa, Linosa, Licata e Porto Empedocle perché secondo il Gip la scelta della capitana della Sea Watch 3 di attraccare a Lampedusa non è stata strumentale ma obbligatoria, poichè i porti della Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri.

E’ chiaro che eventuali intese operative tra le autorità di Stati diversi, o la paventata “chiusura” dei porti italiani, non possono consentire deroghe al principio di non-refoulement in Paesi non sicuri affermato dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra 1951.

Riflettere sulle dinamiche della vicenda

Sappiamo che l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso obbligo degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare.

In questo lasso di tempo, i governi e le istituzioni europee hanno cercato di far fronte a questo Stato di Emergenza, attraverso l’elaborazione di politiche sull’immigrazione orientate alla limitazione dell’accesso di cittadini provenienti da diverse aree del mondo extra-europeo, anziché cercare di comprendere a fondo le cause e i motivi che spingono esseri umani a lasciare la propria terra d’appartenenza per emigrare verso il vecchio continente.

Da qui, la necessità di un’azione europea. Uno degli obiettivi principali del Regolamento di Dublino è impedire ai richiedenti asilo di presentare domande in più Stati membri.

Sostanzialmente, si impedisce ai rifugiati di andare in altri paesi e di raggiungere familiari sparsi nel cuore dell’Europa, ma anche di trasferirsi in altri Stati dove avrebbero molte possibilità di trovare un’occupazione.

La strategia del governo gialloverde può essere in qualche modo comprensibile, vista la linea dura di molti paesi sulla questione dei migranti.

Peccato, però, che la politica europea in materia d’asilo politico si discuta a Bruxelles e non su Facebook. Quando il Parlamento europeo, qualche mese fa, dibatteva sulla modifica del testo, che nella versione approvata prevedeva il ricollocamento automatico e permanente obbligatorio per tutti gli Stati, nessuno degli esponenti del governo si pronunciò sul rigetto da parte dei paesi di Visegrad alla proposta, nonostante siano considerati i veri alleati in Europa dal ministro Salvini.

Quando il Parlamento europeo, qualche mese fa, dibatteva sulla modifica del testo, che nella versione approvata prevedeva il ricollocamento automatico e permanente obbligatorio per tutti gli Stati, nessuno degli esponenti del governo si pronunciò sul rigetto da parte dei paesi di Visegrad alla proposta, nonostante siano considerati i veri alleati in Europa dal ministro Salvini.

Assenti ingiustificati

Come denunciato in più occasioni da parecchi eurodeputati, la Lega non ha mai partecipato alle 22 riunioni negoziali per discutere una proposta di riforma che avrebbe previsto, fra le tante cose, l’eliminazione del principio di prima accoglienza, ovvero la regola che impone di inoltrare la domanda di asilo nel paese dove si approda, anche quando si è intenzionati a migrare altrove.

L’ipotesi di una procedura legislativa in materia di migrazione, è sempre risultata indigesta al blocco dei paesi dell’Est, contrari a qualsiasi apertura di accoglienza per migranti sbarcati sulle coste a sud del Continente, che invece potrebbe rappresentare una sorta di linfa vitale per far scattare quel meccanismo di equa distribuzione delle quote dei migranti.

Assenze ingiustificate e alleanze bislacche: un binomio perfetto per un governo che deve ancora chiarire la procedura prevista per i rimpatri, che stenta a palesarsi.

Le modifiche al Regolamento di Dublino e il dossier Libia devono essere le due priorità della nuova Commissione europea che si insedierà tra qualche settimana.

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